Libia, governo ok: asse Terzo polo-Pd, Di Pietro resta solo

Tutto come previsto: arriva il via libera della maggioranza alla mozione Lega-Pdl, il centrodestra vota anche quella del Pd e dei terzisti, che invece non gli restituiscono la cortesia e si votano solo i propri testi, mentre l’Idv resta isolata con il proprio documento (l’unico bocciato) contrario al proseguimento della missione in Libia. In sintesi, maggioranza unita, opposizione divisa, con un groppuscolo di “pacifisti” dei Democratici che non si allinea alla posizione del partito, mentre nelle fila del Pdl, a parte alcuni assenti, solo Paolo Guzzanti si dichiara contrario alla mozione che chiede di fissare una data certa per il ritiro. Si chiude così, non senza polemiche dell’opposizione e con tante incognite sul futuro, la giornata della possibile crisi di governo, sventata da un accordo in extremis con il Carroccio. La mozione di maggioranza (Lega-Pdl-Ir) è passata con 309 sì, 294 no e 2 astenuti; quella del Pd con 260 sì e 21 no. Si sono astenuti in 316 mentre 265 sono stati i sì alla mozione del Terzo polo, 45 i no e 291 gli astenuti. La mozione dell’Idv è stata invece bocciata con 381, solo 20 sì e 196 astensioni.
È stata la giornata dei voti e delle tregue. Silvio Berlusconi arriva in aula alla Camera poco prima del via libera definitivo alle mozioni, vede Umberto Bossi, lo accarezza, gli dà un schiaffetto affettuoso alla nuca, si siede accanto a lui, parlottano per un pò. Il senatùr canta vittoria: «Noi ce l’abbiamo sempre duro, io e Silvio siamo amici, troviamo sempre la quadra». Il Cavaliere gli fa eco, prima di essere risucchiato da deputati e ministri pidiellini nella sala del governo di Montecitorio: «Ancora una volta abbiamo dimostrato che maggioranza e governo sono solidi».
Più tardi, a Porta a Porta, Berlusconi spiega che «con Umberto Bossi non c’è stata nessuna incomprensione». «La mozione sulla Libia ha dimostrato la solidità e la coesione della maggioranza contro le divisioni dell’opposizione». Secondo il premier l’asse con la Lega «è saldo, non c’è alcun dubbio a riguardo». «Abbiamo dimostrato la solidità e la coesione della maggioranza, contro le forti divisioni dell’opposizione», sottolinea il premier. Poi il premier liquida come “dialettiche elettorali” le incomprensioni con la Lega “nei periodi elettorali a cui il Carroccio è molto sensibile».
Annusato il rischio di crisi prima del voto amministrativo, dunque, il premier indossa i panni del “pompiere” e invoca l’unità: mercoledì a cena, a palazzo Grazioli, aveva visto Giulio Tremonti per ribadirgli la fiducia e rassicurarlo ancora una volta che non c’è il suo zampino dietro gli ultimi attacchi provenienti da alcuni settori del Pdl e dai giornali di famiglia, ieri si è presentato all’ora di pranzo a Montecitorio per blindare l’alleanza con la Lega e confermare pieno sostengno al suo amico Umberto. Occhi e orecchie puntati su gesti e parole della Lega a Montecitorio, nel giorno della votazione delle mozioni sulla Libia che mettono a rischio il governo. Umberto Bossi fa capire che è il Carroccio ad averla avuta vinta, con la mozione che ricompatta la maggioranza. Del resto, il titolo della Padania di ieri mattina non lasciava spazio a dubbi: «Passa la linea della Lega».
«La Lega ce l’ha sempre duro» dice il Senatùr, ripescando un vecchio slogan, suscitando la reazione ironica di Bersani: «Mi pare che da quando Bossi è a Roma sia un po’ flettente…».
E torna anche l’altra parola che è congeniale a Bossi: la «quadra», quella che con Berlusconi è stata trovata anche stavolta. I ministri leghisti, per la verità, in aula si sono visti solo nel “secondo tempo” delle dichiarazioni di voto, ossia quando da quelle delle opposizioni si è passati a quelle della maggioranza. Allora si son visti anche Roberto Maroni e Roberto Calderoli, mentre il ministro delle Riforme e leader del Carroccio per un po’ prendeva posto sulla poltrona di solito riservata al premier.
Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega, non ha incassato molti applausi al termine della sua presentazione della mozione dai banchi del Pdl, ma ha strappato l’ovazione a scena aperta di Maroni quando ha tuonato contro la decisione «sciagurata» della Corte europea sul reato di immigrazione clandestina. Ma il presidente dei deputati leghisti ha risposto per le rime, con tanto di citazione in latino, alla sinistra che ironizzava quando ha definito «lungimirante» la posizione della Lega: «Vasa inania multum strepunt» replica a stretto giro Reguzzoni, paragonando i deputati Pd ai «vasi vuoti» che «fanno molto rumore».
Il Pdl ha a sua volta difeso la mozione, con l’intervento di Fabrizio Cicchitto: «Non è una buffonata, conferma la continuità dell’intervento italiano in Libia sulla base della risoluzione dell’Onu, ma accanto all’azione militare, il cui termine va concordato con la Nato e con l’Onu, pone il problema dell’azione politico-diplomatica», ha detto il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto.
«La maggioranza – ha aggiunto – è stata attraversata da due preoccupazioni entrambe legittime e componibili: quella di aiutare le nuove forze potenzialmente democratiche e mantenere il nostro Paese all’interno della Nato; e la preoccupazione di non concentrare tutto nell’impegno militare e di non andarci a cacciare in un vicolo cieco». Cicchitto infine ha rivendicato la linea «così aperta» della maggioranza che l’ha portata a votare le mozioni del Pd e del Terzo polo.
Ma ora cosa succede? Poche ore dopo il voto della Camera è arrivata la precisazione della Nato: è impossibile fissare una data certa per il ritiro. Ma Umberto Bossi non s’è mostrato preoccupato: «Una volta che si approva una cosa del genere – ha detto il leader della Lega riferendosi alla mozione di maggioranza approvata dalla Camera – tutti devono riflettere e tenerne conto». Se il ministro Frattini, che oggi parteciperà al gruppo di contatto sulla Libia, a Roma, lascia intendere che la soluzione politica è possiible e sarà l’Italia a proporla, anche alla luce della mozione approvata, il ministro della Difesa La Russa puntualizza: «Ora la Nato sa che non si fa niente… senza accordo Nato». La Russa spiega con un paradosso che, dopo il voto sulla Libia, è «l’Italia che si deve muovere dentro la mozione» e quindi che l’Italia «non farà nulla senza l’accordo della Nato».
«La Nato – aggiunge tuttavia La Russa – deve tenere in conto l’Italia e ora sa anche che l’Italia è rigida sull’invio di truppe di terra». Secondo il ministro, «il dato politico della giornata è che la sinistra si conferma specialista nel passo del gambero, perché ha presentato una mozione nel tentativo di far emergere spaccature nel governo e invece governo e maggioranza ne escono più forti e nello stesso tempo abbiamo dimostrato di non essere settari, non opponendoci al documento del Pd».