«L’aggravante dell’omofobia? È pretestuosa»

È arrivata ieri la seconda bocciatura al testo contro l’omofobia in commissione Giustizia della Camera. La relatrice, il deputato Pd Paola Concia, aveva depositato mercoledì sera un nuovo testo ma la maggioranza ha fermato anche questa nuova soluzione. Ha preso quindi il via la crociata atto secondo dell’opposizione e di tutto il mondo laicista che fa di questa legge-bandiera dei diritti di omosessuali, lesbiche e trans una battaglia di civiltà contro un centrodestra omofobo, razzista e oscurantista. È stato un florilegio di dicharazioni apocalittiche che mascherano una strategia ben precisa, ci spiega Giorgio Stracquadanio, parlamentare del Pdl, direttore del Predellino, uomo di tradizione libertaria e pertanto al di sopra di ogni sospetto di fondamentalismo bigotto.

Onorevole Stracquadanio, perché questa legge va fermata?

Perché si sta diffondendo l’utilizzo del diritto penale per aprire dei “pertugi” nell’ordinamento giuridico, per creare e codificare figure artificiose che vanno contro il diritto naturale. Si crea così una sorta di “terremoto” nell’ordinamento che finisce per frazionare la società in tanti piccoli ghetti.

A quale scopo?

Codificare per legge una categoria di persone, gli omosessuali in questo caso, attraverso cui aprire un “varco” a tutta un’altra serie di diritti: matrimoni gay, adozioni, tutele per famiglie che famiglie non sono. Nella pratica legiferante il meccanismo è proprio questo. Guardi, a tale proposito, dovrebbe fare scuola la posizione espressa proprio da un gay, Stefano Gabbana, in un’intervista alle Invasioni barbariche della Bignardi: ammise di desiderare un figlio, ma in virtù della consapevolezza della sua condizione di omosessuale rinunciava alla paternità. Fu una stupenda risposta. Questa legge, dunque, l’abbiamo respinta perché rappresenta un primo varco per realizzare conseguenze che non rientrano nel diritto naturale.

Questa legge racchiuderebbe una strategia laicista di medio-lungo periodo, dunque?

Peggio. Un’ideologia “politically correct” in base alla quale la società non è più fatta da persone libere ma da piccoli ghetti in cui ciascuno ha una specifica tutela. Si andrebbe ben oltre l’assunto marxista della società divisa in classi, ma della società divisa in ghetti ideologici. Creando delle “specie protette” si nega il dato di fondo di una vera società liberale: i diritti della persona con la sua libertà. Un vero libertario non vorrebbe questa legge.

Quindi “l’aggravante di specie” contraddice il principio stesso di libertà?

Sì, perché va in senso contrario a quel che ci si prefigge. Se dividiamo la società in belli, brutti, gay, grassi e magri non creiamo una società di uomini liberi ma uno zoo di ghetti e di gabbie. Ciascuno è libero di vivere la propria sessualità come crede, con il solo limite invalicabile della violenza. Non esiste giustificazione all’aggressione verbale o fisica nei confronti della libertà sessuale delle persone. Così come non può essere tollerata l’aggressione verbale o fisica nei confronti di qualunque condizione o comportamento umano che non leda la libertà altrui. Una società liberale difende – anche attraverso il diritto penale – la libertà di ciascuno, senza frantumare la società.

C’è anche chi, come Di Pietro, vorrebbe agganciare questa legge contro l’omofobia alla legge Mancino…

Io ero già contrario, tra l’altro, alla legge Mancino. Inserire della aggravanti in funzione della condizione della vittima e non in base alla gravità del reato subìto è inaccettabile. La violenza è parimenti inaccettabile e punibile indipendentemente dalle vittime, che siano omosessuali, eterosessuali, transessuali, uomini o donne, disabili o meno, alti o bassi, giovani o anziani, malati o in buona salute. È invece ideologica, ghettizzante, illiberale, violenta nei suoi esiti la pretesa di introdurre aggravanti penali in relazione alla vittima e non alla gravità del fatto. E tutto questo apre una serie di aporie nel diritto: la violenza è maggiore o minore se avviene per motivi razziali o per altri motivi? C’è una graduatoria? Ci sono individui che devono essere difesi più di altri? Insomma, ci sono una serie di contraddizioni nel pensiero “politicamente corretto” che non esaltano, ma comprimono la libertà di tutti.

Scusi, ma allora il ministro Carfagna che ha dichiarato di voler votare questa legge è un’ingenua?

No. Il fatto è che la cultura del “politically correct” sottesa a questa legge sembra essere in apparenza “buona”, sembra voler affermare dei diritti, ma invece va esattamente nella direzione opposta a quella dichiarata. Si si osserva con spirito critico questa legge, in base ai principi del liberalismo classico, si capisce bene che tale norma i diritti li comprime e non li esalta. Sembra una legge libertaria ma non lo è. È un’illusione che non risolve i problemi. Nessuna legge può sancire l’omosessualità o l’eterosessualità. Serve la cultura, questo sì.