La campagna di Berlusconi? Per il sindaco Udc

Dorina Bianchi, senatrice Udc e candidata a sindaco del centrodestra a Crotone. La mosca bianca, l’eccezione di queste amministrative sarebbe tale se ieri non fosse sceso in campo in prima persona Silvio Berlusconi. L’unica tappa del premier in Calabria è per sostenere l’esponente centrista, con in tasca la tessera del partito di Pierferdindando Casini. Il premier riesce a compiere l’acrobazia di sostenere la candidata espressione del partito centrista e assestare un colpo al leader Udc, «senza Casini e Fini faremo le riforme», annuncia dal palco del PalaMilone. Il solito show del Cavaliere: che ha rivolto un forte invito a votare per il Pdl alle amministrative: «Dovete parlare con i familiari e con la nonna, la dovete portare a votare se non riesce a camminare». La spiegazione dellla scelta di Crotone? «Avevo promesso a Scopelliti – dice riferendosi al presidente della Calabria – che per queste elezioni sarei venuto nella vostra Regione, avevamo un dubbio su quale città andare ma poi è arrivata la candidata di Crotone e, come sapete, alle lusinghe delle belle donne non so resistere».
Al netto delle battute, il premier ha lanciato un segnale forte ai moderati del Terzo polo. A questa coincidenza andrebbe aggiunta pure la proposta firmata da un altro autorevole esponente Udc, Pierluigi Mantini, (un nuovo comma all’articolo 68 della Costituzione che determini il blocco dei processi, in caso di rinvio a giudizio, fino alla fine del mandato parlamentare). Una riforma definita dai dipietristi un “lodo salvapremier”.
E che con l’Udc possa esserci un rapporto che vada oltre le dinamiche locali, è confermato dal “laboratorio Calabria”. Da una parte la corsa a sindaco per Reggio Calabria dove il favorito è il candidato del Pdl, Demetrio Arena sostenuto da Scopelliti che ha amministrato la città dello Stretto per otto anni fino alla sua elezione a presidente della Regione lo scorso anno. Per Scopelliti fu un vero e proprio plebiscito (il 72 per cento nella precedente tornata elettorale). Proprio con l’attuale governatore della Calabria, che ha anche messo in campo una propria lista a queste elezioni, è possibile fare una fotografia dalla rete delle alleanze in Calabria anche in prospettiva nazionale.

Il Terzo Polo in Calabria, per usare una sua espressione, «non è mai nato». In Sicilia il Pdl è imploso. Da voi, invece, non solo rimane coeso ma riesce anche calamitare consensi. A sostegno del candidato Udc a Crotone c’è il Pdl, ma anche la Destra di Storace.

Penso che finora i cittadini abbiano apprezzato il buon governo dei nostri amministratori e la loro coerenza. Il Pdl qui sta lavorando bene, a differenza di altre regioni, la classe dirigente non si è divisa, anzi. Mi sembra significativo che con l’Udc siamo riusciti a stringere un patto all’insegna della concretezza e della coerenza.

Il Pdl alleato dell’Udc su scala locale non è un’eccezione, ma è una tendenza che può avere prospettive interessanti? Si può parlare di “laboratorio Calabria” anche in prospettiva nazionale?

Credo che il partito dei moderati non possa dividersi per personalismi e piccole beghe. A unire Popolo della libertà e Udc sono valori, cultura e visioni comuni sui temi base della vita degli uomini. Unione che nel terzo polo, viceversa, non c’è e mai ci sarà.

Torniamo ai punti di contatto tra Udc e Pdl: l’anomalia dunque è il Terzo polo?

Non solo anomalo, ma a mio avviso più dettato da momenti di rancore che da progettualità e prospettive ben definite. Insomma non credo che uscendo da un grande recinto come quello del centrodestra ci si possa avventurare in un progetto eccentrico e personalistico.

Giudizio poco generoso.

Secondo me gli elettori saranno ancora meno generosi di me. E se ho esagerato lo scopriremo il prossimo week end.

Gli elettori invece l’hanno premiata prima come sindaco di Reggio Calabria e poi come governatore…

Noi stiamo provando a portare un vento di novità in una delle regioni più difficili del Paese. Lo stiamo facendo spazzando via tutte le vecchie regole non scritte che regnavano nella macchina regionale. Ho sempre detto che la regione Calabria deve diventare una casa di vetro. Sto provando a farlo, partendo da un settore difficile e particolarmente sensibile come la Sanità.

Su che cosa va sollecitato l’esecutivo nazionale?

Le dico una cosa risaputa, ma che noi calabresi viviamo con uno stato d’animo che sfiora l’esasperazione. Serve porre una volta e per tutte la parola fine ad opere come la Salerno – Reggio Calabria, un cantiere infinito. E poi punto sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto. L’opera simbolo del rilancio della Regione e del Sud.

Da governatore della Calabria come vive le esternazioni leghiste?

Non credo rappresentino una minaccia. Anzi. Grazie alla tenacia del partito di Bossi, abbiamo la possibilità, con il federalismo, di responsabilizzarci come amministratori e di dimostrare quello che è il nostro peso reale. Certo non ci possiamo più permettere tanti errori.

Un governatore che ha trent’anni meno del premier, quindici meno del presidente della Camera e del ministro dell’Economia. Nel Partito democratico il suo più o meno coetaneo Matteo Renzi si candida a leader, lei un pensierino l’ha mai fatto?

Mai, sono il governatore della Calabria e credo fortemente nella necessità di dare alla mia terra un riscatto che si merita e che è necessaria. Il domani si vedrà, ma come ben sanno i lettori del “Secolo”, vengo da un partito che ci ha insegnato a tenere i piedi ben piantati per terra.

A proposito, come ha seguito le ultime vicende del nostro giornale?

Per chi viene da Msi prima e di An poi è come parlare di una persona di famiglia. Noi siamo soci fondatori del Pdl, siamo una parte consistente del nuovo partito. Il “Secolo”, come lo è stato in passato, deve tornare ad essere il punto di riferimento di chi si riconosce nella nostra area culturale. È per questo che credo fortemente che una mente libera, brillante e di destra come quella del mio amico Marcello de Angelis possa essere la migliore possibile per far sì che torni ad essere il giornale di tutti noi.