«Il sindacato ha le sue colpe»

«Chi promette ai giovani gli stessi diritti concessi ai loro padri, dice una bugia. Ci sono diritti insostenibili oggi». Giuliano Cazzola, parlamentare Pdl, un passato in Cgil, coglie l’occasione della situazione esplosiva di Fincantieri per fare il punto sulla situazione del mercato del lavoro in Italia.

Le notizie che arrivano da Genova e da Castellammare di Stabia sono preoccupanti, da ex sindacalista che idea si è fatto?

Mi auguro che gli allarmismi siano ingiustificati. Bisogna capire se al momento quanto paventato faccia parte della logica delle trattative. C’è da augurarsi che, avviato il confronto con le parti sociali si tenga conto delle esigenze dei lavoratori e delle loro famiglie.

Quali le responsabilità del sindacato?

Alcune sigle, penso alla Cgil, hanno preferito la politica contro il governo alle politiche per il lavoro. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Dobbiamo rassegnarci all’abbassamento dei diritti a livello cinese?

No, gli italiani devono puntare sul valore aggiunto rappresentato da ciò che sanno fare meglio. Ci sono prodotti che noi sappiamo fare meglio. Quindi ci sono margini per tenere loro testa ma, come in una corsa, dobbiamo correre più velocemente.

E misure legislative protezionistiche?

In un mercato globalizzato non servono a niente.

Capitolo diritti, ci sono categorie più tutelate rispetto ad altre?

Ci sono alcune categorie che sono tutelate dal loro status giuridico, come i lavoratori pubblici, ma pagano il prezzo di non vedere rinnovati i loro contratti dal 2013.

I più penalizzati?

Giovani e precari. Per colpa anche del sindacato. I diritti dei padri sono insostenibili.

Scenario inquietante.

Ci sono diritti insostenibili, che anche gli italiani ritengono inattuabili. Quando qualcuno ha provato a estendere l’articolo 18 a tutto il lavoro dipendente, gli italiani non sono andati a votare. Se anche il salumiere deve andare dal giudice per licenziare il garzone tutto il sistema si blocca.

Cita il caso del garzone, intanto gli ultimi dati Ocse segnalano che il 90 per cento delle badanti che operano in Italia sono straniere.

Le dico un altro dato del Censis. Per i lavori manuali ormai la quasi totalità è affidata a personale straniero.

Perché sono lavori pochi qualificati?

Tutt’altro. C’è un’offerta di lavoro manuale particolarmente qualificato come tappezzieri, falegnami, idraulici, che hanno dietro una lunga formazione. Ma esiste un pregiudizio culturale, che porta a considerare più nobile tenere a casa un figlio fino a trent’anni.

Responsabilità della politica?

Ci sono indubbiamente. La riforma dell’apprendistato prevista dalla riforma Biagi mirava a superare certi ostacoli che separavano nettamente scuola e lavoro.

E la riforma Gelmini può servire?

Sicuramente sposta l’asse dagli interessi degli insegnanti agli interessi degli studenti. Parliamo di una riforma molto complessa e non facile da realizzare. Ma è una via importante.