Il Pdl ammette: il “cattivismo” non paga

Qualcuno non ha voluto commentare, perché il tema magari c’è «ma rischia di essere trasformato dai giornali in uno scontro tra la Santanché e la Prestigiacomo, invece noi dobbiamo pensare a lavorare uniti per vincere al ballottaggio».

La politica dell’invettiva

Il tema è quello dell’aggressività dei toni della campagna elettorale, che ha visto il suo apice nell’attacco in diretta di Letizia Moratti a Giuliano Pisapia. «A volte l’aggressività della politica dell’invettiva ha finito per cancellare la politica del fare», diceva sul Messaggero di ieri la Prestigiacomo. Sul Corriere della sera, invece, la Santanché sosteneva che «se esiste il partito dei moderati, è il Pdl. Ho detto dei moderati; non dei fessi». «La radicalizzazione – proseguiva il sottosegretario – non nasce da Silvio Berlusconi». «Nasce dalla Boccassini», chiosava la Santanché, rivendicando ogni parola e ogni atto di questo periodo, dalla sua difesa del candidato anti-procure Lassini al gesto della Moratti, che «ha fatto bene a ricordare ai milanesi che Pisapia si è pittato da moderato, ma ha una storia da estremista».

Ora tutti ne parlano

In realtà, solo la coincidenza delle due interviste poteva far pensare a uno scontro isolato tra il ministro e la sottosegretaria, perché il tema c’è, attraversa tutto il partito e non solo quello. A riprova che qualcosa non ha funzionato ieri arrivata anche la critica che non ti aspetti, non in pubblico. «A mio giudizio Berlusconi ha esagerato un po’ nel metterla sul piano nazionale, un referendum su di lui e anche con toni un po’ eccessivi»: Fedele Confalonieri dixit, in tv, a Effetto domino su La7. Ora, nonostante alcune perplessità espresse anche in passato e poiché non ci sono dubbi sulla lealtà del presidente di Mediaset al premier, è chiaro che quelle parole arrivano a certificare l’esistenza di un problema. «Se la Moratti ha un difetto è quello di non aver messo l’accento sulle cose che ha fatto», ha aggiunto ancora Confalonieri, sottolineando anche però «che Milano non è ancora persa».

Per la Lega va chiesto scusa
Tornando nell’alveo della politica, ma restando fuori dai confini del Pdl, un’ammissione di colpa si trova anche nella Lega. «Abbiamo sbagliato la campagna elettorale», ha detto Umberto Bossi, che non concede nulla alla tesi del «pareggio» esposta da Denis Verdini. «Abbiamo perso», ha chiarito il Senatùr, spiegando però che «ai ballottaggi non perdiamo». Gli umori del Carroccio sono stati chiariti anche meglio da Matteo Salvini, il capolista leghista che ha fatto il pieno di preferenze. «Si è sbagliato e va chiesto scusa ai milanesi», è arrivato a dire Salvini, per il quale «se la Moratti avesse parlato delle cose fatte e da fare, i risultati sarebbero stati diversi. Inoltre, Pisapia ha fatto benissimo il suo lavoro». «Detto questo – ha aggiunto – non me ne può fregar di meno del suo passato. Parliamo del programma. C’è scritto che vuole costruire un grande centro di cultura islamica. Dove? Questo la Moratti doveva chiedere. Cosa vuol dire che il problema dei rom va risolto con l’autocostruzione di case? Quanto alle entrate, chi paga di più, perché?».

Pisapia “confida” nel fango
Ieri sull’argomento è intervenuto anche Pisapia. Ha sottolineato che «più fango mi hanno gettato addosso più voti ho preso» e si è detto certo «cercheranno ancora di buttare fango e raccontare menzogne». Ma nel Pdl la lezione sembra essere stata imparata e l’impressione è che a difendere lo “stile Santanché” sia rimasta davvero solo la Santanché.«Non mi faccia parla’, stendiamo un velo», ha commentato Alessandra Mussolini, che non addossa le responsabilità a uno o una, ma dice «mettiamoci tutto e tutte». «E tutte», ha scandito, spiegando poi di aver trovato «molto brutto umanamente quello che ha fatto la Moratti contro Pisapia».

«Sono cose che si pagano»
«Quella scena, con lui che resta sconcertato, a fine trasmissione, è stata l’errore peggiore che la Moratti potesse fare. La gente lo ha capito che lui è rimasto così, senza possibilità di replica. Queste sono cose che uno paga». Ma per la Mussolini adesso non è tempo di recriminare, «adesso dobbiamo agire, tentare a tutti i costi di vincere il ballottaggio». La linea è quella uscita da tutti i vertici e tutte le riunioni post voto, che pure non hanno messo a tacere i maldipancia sul volto che il Pdl si è dato, o ha lasciato emergere. E per la presidente della bicamerale per l’infanzia, come per molti nel partito, ora è il momento di riportare la discussione sulle cose concrete: «Alla gente interessano le tasse, i rifiuti, se ci saranno aumenti dell’Ici o meno sicurezza per le strade. Questi sono i problemi di cui ti parlano le persone, mica i processi».

Un cane che si morde la coda
Ma come ha fatto il Pdl a ritrovarsi invischiato nel meccanismo dell’invettiva? «È stato un po’ un cane che si morde la coda: c’è stato l’intervento della procura, che ha provocato quella risposta e alla fine il tema della giustizia, dei processi, dell’accanimento, di Ruby, dei bunga bunga, della Minetti e tutto quello che c’è stato, si è sovrapposto a quello del governo della città. Tutto questo ha portato l’elettorato ad appoggiare un candidato estraneo». «Ora abbiamo visto che quel taglio, che urlare su temi politici nazionali, non ha premiato», ha aggiunto la Mussolini, facendo anche una riflessione sullo schieramento avversario. «I candidati usciti dalle primarie sono andati molto bene, forse dovremmo farle anche noi o comunque dovremmo trovare qualche altro strumento di partecipazione preventiva. Dovremmo riflettere sul fatto che Pisapia e Fassino hanno avuto buoni risultati, non le fetecchie. Scriva proprio così – ha esortato – le fetecchie». Infine, una battuta: «Berlusconi dice che trasforma sempre le zucche in principi azzurri, forse è arrivata mezzanotte e sono tornate le zucche. Ci sono troppe zucche».

È giusto difendersi, ma…
Anche Ombretta Colli concorda sul fatto che «i toni molto accesi non funzionano mai» e che «l’attacco è giustificato solo di fronte a un attacco». «È giusto – ha detto la senatrice – che ci si difenda, poi però c’è anche da spiegare uno cosa vuole fare, cosa pensa di proporre. C’è da raccontare quello che si è fatto». Anche per l’ex presidente della Provincia di Milano l’attacco a Pisapia «non è stato un momento apicale della campagna elettorale. È stato un po’ sgradevole e su questo conveniamo tutti». Ma la Colli invita anche a «considerare che a volte una persona può essere anche un po’ sotto stress». Dunque, non c’è stata una strategia comunicativa di partito? «La strategia di partito – ha detto – è se si è a favore o contro l’abbassamento delle imposte, poi la comunicazione è più legata alla chiarezza di una persona, alla calma, alla capacità di elencare bene le sue ragioni, ma ormai, pensiamo ai dibattiti televisivi, questo è quasi impossibile, non ti fanno dire nemmeno sette parole di fila».