Il centrodestra e una (insospettabile) anima rock

La notizia non è nuova: Umberto Bossi ha fatto anche il cantante. Ma ieri il Corriere della Sera l’ha rilanciata, proponendo sul suo sito Ebbro, un boogie woogie inciso dal Senatùr nel 1964, quando aveva ventitré anni. Il sonoro non è dei migliori e, per la verità, nemmeno la performance, che lo stesso leader del Carroccio ha bocciato senza appello.

Da Castrocaro al ministero delle Riforme

«Quanto sono brutte le mie canzoni», ha detto quando è “esploso” il caso, ovvero quando un mesetto fa il giornale di via Solferino ha scovato Mirko Dettori, musicista che aveva ritrovato in un cassetto della sua casa bresciana il cimelio di vinile: un 45 giri che è l’unica prova sonora del passato artistico del ministro delle Riforme. «Ebbro di vita, ho chiesto al sole un po’ di luce sul nostro amor. Ebbro, felice, è il mio destino: un inno al sole voglio cantar», strimpellava il giovane Umberto, con lo pseudonimo di Donato. Nella foto che su internet accompagna il file audio (è anche su youtube) Bossi si presenta con un maglione a collo alto e un’aria vagamente esistenzialista. Una sorta di Luigi Tenco in sedicesimo. Non è chiaro se il sole che invocava a quel tempo fosse già quello delle Alpi, ma è certo che il lato B del disco, inciso per la scomparsa casa discografica Caruso, era il rock lento Sconforto. Come dire, un titolo un destino (quello musicale, s’intende). Del resto, tre anni prima Bossi si era presentato al Festival di Castrocaro, da dove la giuria lo rimandò a casa valutandolo «troppo triste», come riferiva già nel 1993 Epoca, in un articolo titolato così: «Esclusivo: la passione segreta del leader leghista».

Maroni «musicista sanguigno»
Se, a quanto si capisce, il Senatùr farebbe volentieri a meno di ricordare quelle “debolezze” giovanili, nel suo stesso partito c’è chi non solo non fa mistero delle proprie attitudini artistiche, ma continua a esibirsi. Anche perché, va detto, come musicista è più convincente del proprio leader. Si tratta di Roberto Maroni, la cui passione per l’Hammond organ è arcinota. E il cui talento ha ricevuto certificazioni di livello. Disse qualche anno fa Enrico Ruggeri: «Maroni? È un musicista sanguigno. Sembra abbia un’anima nera dentro: la politica ci ha portato via un grande tastierista». Nella stessa occasione il ministro confessò che «la mia vera vocazione era fare l’artista». Strada che il titolare del Viminale ha comunque percorso: Maroni ancora oggi non disdegna il palco, che per lo più calca per beneficenza come nel caso di un concerto palermitano per i bimbi di Haiti; la sua band, i Distretto 51, poi, è piuttosto affermata nel circuito dei club, ha pubblicato un disco con cover impegnative (Dylan, Springsteen, Marvin Gaye, Paul Simon, i Traffic), vanta una collaborazione con Vince Tempera ed è sulla scena da quasi trent’anni. Infine, vale la pena ricordare un aneddoto che fa del musicista Maroni il leghista che non ti aspetti: nel marzo dello scorso anno si attivò per far avere il permesso di soggiorno al musicista serbo di etnia rom Jovica Jovic, che viveva nel campo nomadi di Rho e rischiava l’espulsione, poiché di fatto era clandestino. Poi i due si incontrarono, Maroni gli promise la realizzazione di una scuola di fisarmonica in un bene confiscato e il maestro, che ha lavorato con artisti come Bregovic e Capossela, gli regalò un arazzo realizzato dalle donne del campo: «Lei – gli disse – è un musicista e può capirmi: chi fa musica non può avere cattivi pensieri né fare del male».

Gli insospettabili e le ugole d’oro

Fra i parlamentari che hanno inciso ci sono anche Gioacchino Alfano, chitarra che ha firmato il singolo L’Aquilone, e Marcello De Angelis, la cui discografia conta cinque titoli legati all’esperienza politica e circolati con un certo successo negli ambienti della destra militante. C’è poi un’ampia schiera di musicisti dilettanti, più o meno virtuosi: dal deputato Simone Baldelli, che pare ogni tanto canti anche in pubblico, al sottosegretario-chitarrista Rocco Crimi, fino al vicepresidente della Camera e bassista Antonio Leone e all’insospettabile Denis Verdini. Ma nel centrodestra c’è anche chi la carriera musicale l’ha fatta da professionista e poi ha appeso gli spartiti al chiodo quando ha deciso di dedicarsi alla politica. È il caso di due cantanti molto famose come Ombretta Colli e Iva Zanicchi. Un’altra donna che ha abbandonato i palcoscenici per i palazzi è il ministro Mara Carfagna che, nota come showgirl, in realtà è una pianista diplomata al conservatorio.

Ma in cima alla top ten resta il Cavaliere
In cima alla classifica dei politici che se la cantano e se la suonano, però, c’è indubbiamente Silvio Berlusconi, della cui carriera come cantante tutto si sa e tutto ha raccontato lui stesso, dai tempi in cui era interprete da pianobar sulle navi da crociera, dove era accompagnato da Fedele Confalonieri, ai cd incisi come co-autore con il fido Apicella, fino alle esibizioni nelle feste di Arcore e non solo.