Gasparri: «Stop alla logica degli ex, indietro non si torna»

C’è chi parla di fermento, chi di fibrillazioni, chi di scontro tra le diverse anime del partito. Alla vigilia dei ballottaggi, stando ai retroscena pubblicati dai quotidiani e alle dichiarazioni raccolte dalle agenzie di stampa, il termometro del disagio interno al Pdl farebbe registrare temperature alte, una febbre da cavallo. Ma dai resoconti giornalistici vanno scremati i toni accesi e le ricostruzioni un po’ avventurose della geografia interna al partito, il ritorno all’epoca delle vecchie correnti e magari il torcicollo, la tentazione a formare gruppi autonomi di “ex”, siano essi ex An, ex azzurri o ex centristi. La situazione è diversa, il partito è chiamato a riflettere ma con lo spirito giusto: pensare a un nuovo centrodestra per migliorarlo e rafforzarlo, senza nessuna volontà di tornare indietro nel tempo. Già giovedì Maurizio Gasparri aveva risposto citando Jovanotti: «Al Senato abbiamo costruito un modello positivo e lo mettiamo a disposizione dell’intera comunità del Pdl. Mettiamoci al lavoro e vediamo quali sono le cose da migliorare». Un concetto, questo, che il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama ribadisce: «Riflettiamo con spirito costruttivo».

Che occorra analizzare la situazione è normale, perché avviene sempre in presenza di elezioni. Ma non si può neanche nascondere un certo malumore nella classe dirigente e anche nella base del partito…

Il momento è difficile, questo mi sembra evidente, e le ragioni sono tante. Ora, però, dobbiamo lottare fino all’ultimo minuto per vincere i ballottaggi, metterci il massimo dell’impegno perché le sfide elettorali sono prioritarie. Non condivido le discussioni anticipate, sono controproducenti, specie alla vigilia del voto.

Possiamo però anticipare qualcosa, perché è abbastanza chiaro che ci sarà una certa evoluzione del Pdl…

In primis dobbiamo confermare, soprattutto in questa fase, la validità politica del partito e della nostra idea di centrodestra, un progetto che si sta dimostrando solido. I risultati del primo turno hanno confermato una tendenza bipolare e in nessuna città i candidati del Terzo polo sono riusciti ad accedere al ballottaggio. Questo è un dato significativo.

Non sta meglio il centrosinistra…

Sì, il centrosinistra soffre una forte crisi di radicamento. Oggi il Pd finge di cantare vittoria ma i risultati delle amministrative sono allarmanti: in alcuni casi non ha raggiunto neppure la doppia cifra e questo, per un partito che si pone come forza egemone dello schieramento di opposizione, è un dato gravissimo. Bisogna poi aggiungere che a sinistra prevalgono spinte estremiste: ai ballottaggi sono arrivati candidati non graditi al Pd o perché i “democratici” hanno perso le primarie o perché sono stati battuti dall’area più radicale.

Torniamo a soffermarci sulla tendenza bipolare.

Il Terzo polo ha raccolto le briciole, spesso il risultato è dipeso solo dai voti che tradizionalmente ottiene l’Udc, a conti fatti è stata un’esperienza molto deludente. Prendiamo il caso di Bologna, dove c’era un candidato “civico” sostenuto da Guazzaloca e dal Terzo polo: ha rosicchiato solo il cinque per cento eleggendo un solo consigliere, che poi è lo stesso candidato a sindaco.

E allora?

Proprio in virtù della debolezza del Terzo polo e del Pd, dico che sarebbe un errore farci prendere da sindromi pericolose. Per noi c’è il compito di consolidare e migliorare il Pdl. Da tempo si parla di varie proposte, della necessità di congressi e dell’esigenza di apertura della classe dirigente sul territorio e non solo.

Qual è la strada giusta da percorrere?

I cambiamenti vanno fatti con un presupposto fondamentale: non devono esserci diaspore in microsoggetti e questo vale per chi è ex An come per chi è ex Forza Italia. Bisogna pensare in prospettiva, senza guardare indietro e senza anteporre alla nostra funzione l’essere stato “ex” di qualcosa… questo vale per tutti.

Che cosa occorre al Pdl?

Occorre una sintesi, com’è accaduto quando abbiamo parlato della famiglia, della difesa della vita, della collocazione nella politica internazionale, delle scelte di coesione sociale, delle riforme riguardanti lavoro ed economia, del dialogo con le forze sindacali più responsabili.

Niente frammentazioni nel partito, quindi…

Sarebbe un errore grossolano. Non immagino diaspore verso micropartiti, meglio un sereno confronto nel partito che porti a una convinta conferma del nostro progetto politico.

Affrontiamo un altro punto “caldo”: i consensi in calo.

Tutti coloro che governano nel mondo sono alle prese con la crisi economica internazionale e pagano quindi un pedaggio in termini di voti. Tuttavia in Italia, se analizziamo bene i risultati, anche in presenza di altri fattori diversi dalla crisi (parlo ad esempio dell’attacco giudiziario a Berlusconi e alle questioni connesse) noi paghiamo un pedaggio di gran lunga minore. Le nostre difficoltà sono più contenute  (anche se non vanno minimizzate) se rapportate ai crolli che hanno dovuto subire la Merkel, lo stesso Obama che ha perso il controllo di un’assemblea del Congresso americano, per non parlare di Sarkozy e di Zapatero…

Va sottolineato che in molte realtà il centrodestra alle amministrative ha avuto percentuali notevoli…

Sì, ci sono state numerose affermazioni. Il che non vuol dire negare i problemi ma cercare di affrontarli con maturità, non certo in base a pregresse appartenenze. Ho parlato con tutti, nel partito, e devo dire che prevale nettamente questa consapevolezza. Riflettiamo pure su tutto, ma con il giusto equilibrio. Rappresentiamo una vasta area del centrodestra, non vanifichiamo, con atteggiamenti scomposti, il grande lavoro fin qui fatto. I partiti vivono fasi facili e difficili, lo sappiamo. Proprio per questo, non offriamo al mondo mediatico discussioni tanto sensazionali quanto dannose. Parliamo di tutto nelle sedi giuste per andare avanti insieme.

Altro punto dolente: la Lega.

Anche in questo caso va analizzata la situazione, mettendo a punto i meccanismi. Di sicuro, mantenendo un confronto serrato, leale e chiaro. Al di là delle fughe in avanti e della discussione sui ministeri, c’è da sottolineare che il federalismo sta andando avanti e che siamo in sintonia in molti campi, come ad esempio nella determinazione di contrapporci al fenomeno della clandestinità e dell’immigrazione selvaggia. È altrettanto evidente che comunque occorra maggiore equilibrio.

Arriviamo al voto di domenica e al clima della campagna elettorale.

Battiamoci fino all’ultimo secondo, è la regola di sempre. Vincere al ballottaggio è importante anche alla luce di quanto sta accadendo, specie con il ritorno della violenza politica. Quel che è successo a Napoli è gravissimo: tentativi di aggressione a Lettieri, intimidazioni ai suoi volontari, ora la devastazione della sede. Lo spostamento a sinistra della coalizione guidata dal Pd è un elemento altrettanto grave. Non dimentichiamo che ci sono stati eccessi verbali… si pensi ad Asor Rosa che è arrivato a invocare il colpo di Stato.