Finalmente hanno fatto chiarezza

“I miei nemici parlano bene di me. Dove ho sbagliato?” Così recita un adagio che ricordo spesso a me stesso. Perché il rischio di cadere preda della captatio benevolentiae capita a tutti. E come non sentirsi gratificati se i nemici di un tempo cominciano a tessere le tue lodi? Andrebbe bene se fossero cambiati loro così tanto da vedere in te i pregi che prima, per faziosità, negavano. Ma se dicono che sei tu a essere diventato come loro, c’è da preoccuparsi.
Non era ovviamente mia intenzione risvegliare da un bel sogno tanti colleghi radical chic che, ormai orfani della sinistra, si consolavano della convinzione che la perdita delle radici fosse un male comune. Noi stiamo ancora ben piantati. Certo, gli alberi sani si vedono dai frutti, se le radici sono in mostra vuol dire che l’albero non sta molto bene. E noi, perché negarlo, un po’ di febbrina l’abbiamo avuta. La chiarezza è comunque preferibile alla confusione. Noi di qua, voi di là. Ognuno a fare bene il proprio lavoro. Meglio così. Grazie a voi colleghi di quel che resta di una testata prestigiosa che si chiamava l’Unità.
Grazie colleghi del Fattaccio quotidiano. Se non piacciamo a voi vuol dire che andiamo nella direzione giusta. Un po’ patetico fare ironia – come fa su l’Unità Susanna Turco – sul fatto che abbiamo utilizzato uno foto molto datata di ragazzi che vendono il Secolo . La targa in primo piano – denuncia arguta la Turco – è di una A112 a sei cifre. Se la collega non avesse le proverbiali tre narici avrebbe intuito che la scelta è voluta. Se avesse domandato in giro (magari a qualche suo nuovo amico ex nemico) avrebbe saputo che la foto ritrae Tony Augello, scomparso fratello di tutti noi, personaggio chiave nell’evoluzione della destra capitolina e del salto di qualità della ex-Cisnal. Poco da dire al caro D’Esposito che scrive di noi sul Fatto. È un bravo ragazzo che conosciamo bene, ma deve “attaccare il ciuccio dove vuole il padrone”…
Vecchie di trent’anni le parole “valori, identità, sangue, sudore, martiri, Patria”, sempre secondo l’Unità. Grazie, cari compagni, grazie. Ammesso che avessimo un dubbio, ora siamo certi di essere sulla strada giusta.