Delude a Milano, “cade” in Aula: come sta il Pdl?

Come primo appuntamento parlamentare dopo i risultati deludenti del primo turno delle amministrative poteva andare decisamente meglio: governo battuto alla Camera cinque volte sulla situazione delle carceri e sulle munizioni a grappolo. In mattinata a tenere banco è stato l’argomento carceri: e qui, oltre alla mozione Fli, e parti della mozione del Pd e del Pdl, la maggioranza è stata battuta anche nella votazione di una parte della mozione Idv, sulla quale il governo aveva dato parere negativo. Di pomeriggio poi, l’esecutivo è andato di nuovo sotto su un ordine del giorno presentato dall’Idv relativo alla ratifica della Convenzione di Oslo sulla messa al bando delle munizioni a grappolo. Sulle prime tutte le attenzioni sono andate agli assenti: ossia i Responsabili (in effetti ne mancava una grossa parte), le cui assenze sono state lette da qualcuno come segnale (l’ennesimo) di insofferenza per i posti di governo non ancora assegnati. Ma, al di là del fatto che anche nella fila del Pdl mancavano diversi deputati, a un’analisi più attenta il day after ha posto alcuni problemi proprio all’interno della maggioranza e del Pdl in particolare che sono in tanti ad affermare che non possono essere più elusi. Non a caso la sconfitta di ieri è stato un bersaglio fin troppo facile per le opposizioni. «Si vedono i primi effetti dello tsunami di domenica e lunedì: Dopo la botta elettorale la maggioranza evapora anche in Parlamento» ha affermato Massimo Donadi dell’Idv mentre sul proprio profilo su Facebook Dario Franceschini ha commentato: «Maggioranza battuta al primo voto in aula dopo le elezioni… Non male».

Troppa anarchia?
A tre giorni dai risultati elettorali, insomma, il “caso” Pdl ha riaperto i cantieri. Dalle pagine del Tempo, ad esempio, sono stati diversi gli interrogativi sulla bontà di alcune scelte compiute in termini di costruzione del partito. Critiche sono giunte sia da Gianni Alemanno («La responsabilità è di un Pdl che deve strutturarsi» ha spiegato il sindaco di Roma) che dal deputato Fabio Rampelli che ha rilanciato quello che a suo avviso è il problema principale: «Il Pdl sembra senza regole e questo demoralizza militanti ed elettori».
 
Campanello d’allarme
Struttura e regole quindi. «Certo, occorre parlarne ma quello che è successo oggi (ieri, ndr) mi creda non c’entra». Per Massimo Corsaro, vicepresidente dei deputati del Pdl, la sconfitta del governo sulle mozioni «è figlia di una sorta di distrazione causata dalla stagione post-elettorale e al contempo dalla presenza di tanti candidati e tanti esponenti impegnati ancora per i ballottaggi. Insomma non c’è nessun elemento di carattere politico». Eppure proprio il risultato shock di Milano ha fatto capire che più di un problema c’è. «È vero. Per questo credo che sia giunto il momento di pensare a una struttura più consolidata, più assestata». A Milano, ad esempio, «è ovvio che abbiamo pagato anche l’assenza di radicamento» ma detto ciò «non voglio nascondermi dietro a un dito». La comunicazione forse? «Sì, c’è stato qualche errore di comunicazione. Dall’uscita di quei manifesti anti-pm che hanno dato una inattesa popolarità a un candidato ignoto e purtroppo ci ha trascinato a dover inseguire una non notizia, fino alla sbavatura finale di Letizia Moratti nei confronti di Pisapia». Questo, assieme «all’eccesso dei toni» sono stati secondo Corsaro gli elementi che gli elettori hanno fatto pagare al Pdl. «Abbiamo capito lo “schiaffo”», per questo «è giusto pensare alla necessità dei congressi che del resto abbiamo già immaginato per il prossimo autunno. Saranno un modo per aiutarci».

Carenza di struttura
Sul primo turno, però, non tutti pensano che sia stato deciso tutto. Deborah Bergamini ad esempio chiede più tempo per tirare le conclusioni: «In questo caso il voto dei ballottaggi avrà più importanza. Per cui rischiamo di dirci sconfitti oggi e vincitori tra qualche giono». Il voto fino a questo momento ha detto una cosa: «Che l’elettorato è stanco di questo corpo a corpo che ha consegnato sia il Pdl che il Pd, e quindi questo bipolarismo, in uno stato di salute non proprio brillante». Con un dettaglio in più per il Pdl: «È chiaro che la sua nascita è risultata più faticosa e più accidentata di quello che si auspicava. Il Pdl è una grande scommessa. Però ha bisogno ancora di creare dei circuiti che ancora non si sono messi in moto». Che tradotto significa che esiste «una questione di selezione». Anche degli alleati? «Be’ se intende i Responsabili mi sarebbe piaciuto vederli in Aula oggi (ieri, ndr), vederli “tutti” intendo».
 
«Quelli che…lo avevamo detto»
Per alcuni, infine, che il Pdl abbia qualche problema non è una novità. Ad esempio per gli “arancioni” che gravitano con Forza del Sud di Gianfranco Miccichè. Il coordinatore Pippo Fallica ci tiene subito a precisare: «Eravamo presenti e votanti ieri». Chiarito però che non erano loro gli indiziati ma lo stato di salute del Pdl Fallica spiega che «questo abbia qualche problema è sicuro: dopo la caduta di Milano appare evidente come qualcosa dal punto di vista organizzativo è mancato. C’è da dire, poi, che a volte anche i candidati non aiutano: la Moratti ad esempio non ha aiutato se stessa con quell’attacco a Pisapia». Ma, al di là di Milano, il punto è un altro: «Nel Pdl ci sono troppi colonneli e pochi soldati». In che senso? «Le faccio l’esempio di Palermo, la mia città. Tutti i partiti hanno un segretario, il Pdl invece ha cinque coodinatori. A chi giova? Alla funzionalità del partito no di sicuro. È questo quello che Miccichè e io abbiamo denunciato. E la cosa grave che ciò non accadeva né in Forza Italia né in An».