Contropiede del Pdl: «A parte Milano, è stato un pareggio»

Il day after è quello dei bilanci a freddo, delle tesi difensive, delle stoccate all’avversario che canta vittoria e delle lusinghe agli alleati, vecchi e potenziali. Le amministrative per il Pdl rischiano di passare alla storia per la sconfitta di Berlusconi (più che della Moratti), prima ancora che si svolga il ballottaggio. Ecco perché il giorno dopo i vertici del partito, prima dell’incontro serale con il Cavaliere a Palazzo Grazioli, convocano una conferenza stampa per ristabilire i termini della sconfitta, o presunta tale.

«Un pareggio». E Bersani ride
Al tavolo della sala stampa di via dell’Umiltà, i due coordinatori Verdini e La Russa (assente Bondi), con accanto i capigruppo di Camera e Senato, rispondono a un fuoco di fila di domande. Ma la linea è univoca: «Tolta Milano, queste elezioni sono finite con un pareggio», attacca Verdini, che spiega: «È stata data molta attenzione al voto di Milano. Ebbene, noi ce lo aspettavamo a Milano un risultato cosi, ma ribaltato. Cioè, pensavamo che ce la facesse la Moratti», ammette il coordinatore nazionale del Pdl, secondo cui, però, «c’è sostanziale parità tra centrodestra e centrosinistra nella conquista delle grandi città». Una dichiarazione che mette Bersani di buon umore: «Ieri non sorridevo per rispetto al loro dolore, ma visto che oggi dicono che pareggiano rido, rido di gusto». I dati forniti dal Pdl dicono che il 54% delle province al voto vedono in vantaggio il centrodestra, un dato che si pareggia per il totale dei comuni. Verdini snocciola dati anche sui partiti: in tutti i comuni superiori a 15 mila abitanti, il Pdl ha ottenuto il 26,58%, il Pd il 21,88, Fli 1,35, l’Udc il 5,07, l’Api lo 0,76 e la Lega il 5,22%. E in più, se al voto del Pdl si aggiunge quello delle liste civiche, si sale al 34%, un risultato quasi equiparabile a quello delle Politiche, dove liste civiche non c’erano. Dunque, al netto di Milano, per Verdini il centrosinistra ha poco da esultare. Meno che mai il Terzo polo, «che in molti casi diventa quarto polo, superato anche da Grillo…». L’orientamento in vista dei ballottaggi è quello di convincere gli elettori che i voti dell’Udc e del Fli, a prescindere dalle indicazioni, andrebbe coerentemente dato ai candidati di centrodestra. Anche perché – spiega Verdini – «l’Udc quando si allea con noi vince mentre perde quando si allea con la sinistra».

Dimissioni? Non se ne parla
«Non ci penso nemmeno a dimettermi, non sono abituato a dare le dimissioni», taglia corto Verdini, con il quale concorda anche Ignazio La Russa, che non si sottrae alle domande sul flop di Milano: «Non credo che Berlusconi sia contento. È Milano, non lo è nessuno», dice il ministro della Difesa, che spiega: «Non esiste una questione settentrionale, ma un problema Milano. Non dobbiamo dare la colpa a nessuno, ma capire gli errori e rimediare in pochi giorni, la prima correzione possibile è far capire la vera attività del sindaco Moratti che è tutt’altro che algida». La difesa del Pdl passa anche attraverso la spiegazione che Maurizio Lupi dà del divario tra voti del candidato sindaco e le percentuali della coalizione: «Non è vero che la Moratti ha preso meno voti della sua coalizione, anzi, ne ha presi 16.500 in più, è il suo avversario ad averne incassati 34mila in più rispetto alle liste».
La difesa passa anche per il cattivo risultato personale di Berlusconi, che dimezza le sue preferenze, dalle 52mila delle ultime Politiche alle 28mila di ieri: ««Niente di strano, se si considera che mancano i 40mila voti persi dal partito e circa 30mila voti degli astensionisti, che a nostro avviso hanno penalizzato più noi che il centrosinistra», spiega Verdini, che comunque aggancia il risultato della magioranza a quello decisamente pessimo di altri governi europei, come quello tedesco e spagnolo, penalizzati dalle elezioni cosiddette “intermedie”. A proposito,  ma ipotesi di crisi di governo in caso di sconfitta a Milano? «È mia personale opinione che il voto più è frammentato, più allunga la legislatura», taglia corto La Russa.

Il ruolo della magistratura
Il risultato elettorale di Milano è dovuto «a una campagna elettorale drogata, così come è drogata la vita politica di ogni giorno, perché c’è stato un interesse massiccio della magistratura a cui Berlusconi ha dovuto rispondere, così è stato estremizzato il dibattito», è invece la spiegazione di Fabrizio Cicchitto. Per Gaetano Quagliariello, invece, per Milano è necessario cogliere «i segnali che l’elettorato ci ha inviato con il primo turno», stessa idea di La Russa, secondo cui «abbiamo molto da imparare da Milano, ma possiamo vincere, se ci concentriamo sui meriti dell’amministrazione e sui problemi concreti della gente». E il Terzo polo? Il coordinatore lascia capire che la settimana prossima, a Milano, vedrà i “destrorsi” di Fli, Urso (che smentisce) e Ronchi. Poi precisa, sollecitato su una possibile, esplicita richiesta di sostegno a Casini, Fini e Rutelli «Questa decisione per i ballottaggi spetta ai sindaci, ma non si esclude nulla».

Pdl-Lega, un patto di acciaio
In conferenza stampa tocca a Gaetano Quagliariello smentire la possibile ricostruzione di boicottaggi della Lega a Milano. «Nessun tradimento». E che l’alleanza con il Carroccio sia salda lo conferma anche Roberto Calderoli: «La Lega, tutta la Lega, è impegnata per vincere i ballottaggi di fine mese e ce la metteremo tutta per vincerli», dice il ministro per la Semplificazione. Che chiarisce: «Non ascoltiamo le sirene del Pd, a noi interessano le riforme. La Lega è riunita in queste ore proprio per trovare la strada per vincere i ballottaggi, e Bossi per primo sta pensando a come vincere. E quando ci mettiamo ce la facciamo».

La tentazione dei finiani
Ieri il partito di Fini ha diramato una nota in cui lascia intendere che Fli lascerà libertà di voto ai propri elettori ai ballottaggi, nonostante il pressing spinto di una parte del partito, quella più moderata guidata da Urso e Ronchi, che chiede a gran voce il sostegno ai candidati di centrodestra. In attesa del vertice di oggi con Casini e Rutelli, Fli spiega che dal voto “emerge la sconfitta di Berlusconi e di una linea politica estremista bocciata dagli stessi elettori del Pdl”. «La domanda che tutti ci rivolgono è cosa faremo al ballottaggio. Ebbene, noi riteniamo opportuno affidare ai candidati a sindaco del Nuovo polo il compito di confrontarsi con gli sfidanti ai ballottaggi senza pregiudiziali ideologici, mettendo al centro i temi concreti che interessano i cittadini, a partire dalla trasparenza amministrativa e la legalità. Dopodichè alla luce del confronto programmatico avvenuto, saranno i nostri elettori a scegliere», spiega la segreteria politica. Ma a decidere saranno Fini e Casini.