C’era una volta il “vecchio” centrodestra… e adesso?

C’era una volta il centrodestra. E c’è ancora, beninteso. Solo che è un’altra cosa. Qualcosa di diverso rispetto a quello che si è andato determinando, in questi anni, nel settore destro dell’emiciclo parlamentare. Le classiche immagini dell’ormai defunto Polo della libertà, con Berlusconi, Fini, Bossi e Casini uno accanto all’altro fanno ormai parte della storia. E se temporalmente sono passati solo pochi anni, politicamente parliamo invece di ere geologiche. Esodi, controesodi, liti, incomprensioni, scissioni e ricompattamenti sono noti. Ma anche la cronaca politica delle ultime ore ha contribuito a chiarificare ulteriormente il quadro.

Botta e risposta

«Fini è uno str…», ha sintetizzato brutalmente Umberto Bossi, aggiungendo che «l’importante è che noi prendiamo i voti e lui no». Pronta la risposta del presidente della Camera:  «Sono livelli di pensiero troppo elevati per confrontarsi…». Sempre nelle ultime ore non sono mancati gli scontri verbali tra Fini e Berlusconi: «Nessuno può pensare di non essere sottoposto ai limiti e ai controlli previsti dalla legge», ha detto il leader di Fli in riferimento al premier. «Il tentativo di Fini e delle sinistre di rovesciare il governo non è solo fallito ma grazie a loro si è costituita ad una nuova maggioranza che è oggi più esile nei numeri ma più coesa di prima», ha rilanciato il presidente del Consiglio. E intanto la Lega non si limita ad apostrofare Fini, ma mostra anche i muscoli nei confronti di Berlusconi stesso. Che comunque – sia per la sinistra che per eventuali competitor interni al centrodestra – resta “l’uomo da battere”. Insomma, la situazione è in continua evoluzione e i rapporti di forza interni al centrodestra variano a velocità vertiginosa. Sarebbe forse il caso, allora, di tracciare un piccolo bilancio della storia del centrodestra, anche per vedere chi ha fatto cosa, chi ha tradito chi, chi si è impegnato in cosa.

Quel ribaltone del Carroccio

Per dirla più chiaramente: in questi tempi confusi e altalenanti forse bisognerà finalmente valutare in modo adeguato quella componente della maggioranza che proviene dalla storia della destra italiana, prima sotto il simbolo del Msi, poi sotto quello di An, oggi sotto quello del Pdl. Una compagine spesso accusata di “tramare nell’ombra” ma che poi, a conti fatti, ha dato maggiori prove di lealtà di altre componenti attuali della maggioranza. Forse non tutti si ricordano, ad esempio, del fatto che la parola “ribaltone” (peraltro già conosciuta dalla fine dell’Ottocento) entrò nel lessico politico e giornalistico italiano dalla fine del 1994, quando la Lega Nord, abbandonando la maggioranza di centrodestra durante la XII legislatura, causò la fine del primo governo Berlusconi. Un’analisi impietosa potrebbe poi andare a ripescare le vecchie stilettate del Senatur al Cavaliere, con toni al cui confronto Marco Travaglio sembra un mite e devoto fan della prima ora del berlusconismo. Toni che causarono la reazione stizzita di Berlusconi stesso, che arrivò a dichiarare, nel febbraio del 1995: «Io non mi siederò mai più ad un tavolo dove ci sia il signor Bossi. Non sosterrò mai più un governo che conti su Bossi come sostegno». Poi, d’accordo: molta acqua è passata sotto i ponti. La Lega è cambiata e anche Berlusconi è cambiato. Del resto la politica è il terreno delle decisioni, per definizione sempre relative e legate alla congiuntura, non dei matrimoni inossidabili (che latitano nelle famiglie, figuriamoci in Parlamento).

Il valore aggiunto
Insomma, nulla di male se Umberto e Silvio hanno fatto la pace e hanno seppellito l’ascia di guerra. Anzi. L’importante è mettere i puntini sulle “i” e cominciare a pensare un centrodestra che abbia capacità di reazione, di collaborazione, di dignità. Che ascolti tutti ma non sia “ostaggio” di nessuno. In questo quadro, di sicuro, la componente umana che viene dalle fila della destra post-missina può rappresentare un valore aggiunto di cui si dovrà, prima o poi, necessariamente tener conto. Un valore aggiunto in termini di coerenza, lealtà, proposta, elaborazione politica. Perché è vero, in politica non esistono certezze e «solo i paracarri stanno fermi», come diceva qualcuno. Ma poi, a un certo punto, bisogna tirare una riga e tracciare i bilanci. Con serenità. Ma anche con chiarezza.