«Candidati troppo deboli? Io non l’ho mai detto…»

Rilancio sulle riforme e una piccola autocritica. Anzi no. L’ufficio di presidenza del Pdl, riunito ieri a Palazzo Grazioli (il prossimo sarà martedì), ha fatto il punto sullo stato di salute del centrodestra in vista dei ballottaggi per le amministrative e subito è scattato il solito tormentone. Secondo le prime indiscrezioni, infatti, l’analisi del voto condotta durante il summit da Silvio Berlusconi avrebbe incluso anche l’ammissione che molto del risultato che si è ottenuto alle elezioni amministrative è dipeso dalla scelta dei candidati. Come dire: logico non brillare se si scelgono personalità prive del necessario appeal. Neanche il tempo di finire la riunione che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti è dovuto uscire da Palazzo Grazioli per precisare che il premier «non ha pronunciato» quella frase e che tale attribuzione è «sbagliata» anche perchè, ha specificato il sottosegretario, «ero presente». Difficile svelare l’arcano: la frase è stata inventata? È stata pronunciata, ma non dal Cavaliere? Il premier l’ha effettivamente detta ma ha dovuto smentire per ragioni di opportunità? O magari “l’indiscrezione” fa un po’ parte della solita strategia volta a intorbidire le acque. E infatti alla fine anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, è costretto a ribadire che Letizia Moratti e Gianni Lettieri «sono due ottimi candidati», escludendo che durante l’ufficio di presidenza del Pdl si sia parlato dei profili dei candidati. La nota diffusa dal Pdl al termine del vertice ha del resto confermato le anticipazioni, rilanciando il tema delle riforme cui mettere mano nei prossimi due anni: quella del sistema fiscale, quella dell’architettura istituzionale dello Stato e quella della giustizia. «Ancora una volta – si legge nel documento – la Camera ha confermato la fiducia al governo con la nuova maggioranza che si è realizzata dopo la diaspora del Fli dal Popolo della libertà. La nuova maggioranza che si è costituita con il sostegno del gruppo parlamentare dei Responsabili è numericamente inferiore ma politicamente più coesa e determinata. Il governo ha quindi la possibilità nei prossimi due anni della legislatura di realizzare quelle riforme che non era riuscito neppure a portare all’esame nel Parlamento per i veti di componenti della sua maggioranza. La rinnovata fiducia parlamentare, così come i milioni di consensi che gli elettori continuano a indirizzarci, impongono quindi a tutti noi di mettere mano, con rinnovata determinazione, al completamento del programma di legislatura». In relazione alle amministrative, poi, la nota del Pdl dichiara: «Nei prossimi giorni si decidono i destini di grandi e piccole città del nostro Paese. La scelta è fra il buongoverno e la rigorosa amministrazione del centrodestra, oppure la sinistra delle tasse e dei centri sociali, la sinistra nemica della sicurezza e dello sviluppo. In questo momento così importante e delicato rivolgiamo un appello a tutti gli elettori perchè affidino il futuro dei comuni e delle province a chi difende i loro interessi, i loro diritti e la loro libertà». E ora – è il messaggio lanciato dal centrodestra – bisogna necessariamente attuare le riforme: «È il momento di una strategia che investa sullo sviluppo. Lo richiede il programma di consolidamento fiscale che il governo vuole attuare insieme all’Europa, mirando essenzialmente alla crescita. Abbiamo avviato in questi tre anni quel programma di modernizzazione e profondo cambiamento del Paese per il quale abbiamo ricevuto il mandato dagli elettori. Dobbiamo completare questo percorso realizzando le ultime tre riforme indispensabili per l’Italia e gli italiani: quella del sistema fiscale, quella dell’architettura istituzionale dello Stato e quella della giustizia». In particolare «è fondamentale che il governo e il Parlamento approvino la legge delega e i relativi decreti affinchè la riforma fiscale sia a regime dal 2013». In serata, intanto, lo stesso Berlusconi è intervenuto a “Porta a Porta”, limitandosi, circa la frase contestata, a sottolineare che «queste sono elezioni particolarissime in cui influisce la personalità del candidato». Poi, però, ha difeso la Moratti: «La sua sconfitta è colpa della disinformazione dei media», ha spiegato. Nel salotto di Bruno Vespa, il premier ha spiegato che la partita delle amministrative, «come nel calcio, finisce dopo 90 minuti, qui la partita finisce dopo il secondo turno». Berlusconi ha poi attaccato la sinistra, definita «la più impresentabile del mondo, vanno da Vendola a Grillo, passando per Di Pietro e si mettono insieme per raggiungere il potere, ma si divideranno alla prima decisione da prendere». Il premier ha poi assicurato che «l’alleanza tra Pdl e Lega rimane l’unica alternativa e l’unica alleanza di governo possibile», mentre ha negato di aver parlato soprattutto della giustizia e dei magistrati: «Nei diversi comizi – ha spiegato – ho dedicato al massimo tre minuti a questo tema su un’ora e mezza circa, ma i giornali e i telegiornali prendevano soltanto quelle parole». E mentre rispolvera l’impeto riformista, il Pdl deve ancora fare i conti con i desiderata della Lega, a cominciare dall’annosa questione dello spostamento dei ministeri. Che per il momento sembra in stand by. Bossi e Berlusconi avrebbero infatti deciso di approfondire e risolvere definitivamente la questione subito dopo il 29 maggio. Il vertice di martedì sera a Palazzo Grazioli tra Pdl e Lega (assente Giulio Tremonti) si sarebbe concluso con una sorta di “patto di non belligeranza”, dettato dalla necessità di marciare compatti in vista dei ballottaggi. Il Cavaliere, in particolare, si sarebbe impegnato a proporre una soluzione possibile al Senatur, che tenga conto, però, delle varie difficoltà logistiche e istituzionali legate allo spostamento di dicasteri di peso. Per il presidente del Consiglio sarebbe infatti più opportuno e semplice aprire dei dipartimenti, una sorta di succursali ministeriali. Un’idea che sarebbe piaciuta al Carroccio. Dopo l’ufficio di presidenza del partito, comunque, il sindaco di Roma Gianni Alemanno – anche lui chiamato dal premier a Palazzo Grazioli – ha tagliato corto: «Berlusconi ha ribadito che non si farà lo spostamento dei ministeri. La questione è chiusa, è un fatto importante. Adesso ci sono i ballottaggi, dopo se ne riparla». Anche Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, ha chiarito che l’idea di trasferire i ministeri al nord riguarda «una situazione ormai rientrata. Il chiarimento c’è stato anche dopo il colloquio tra il presidente Berlusconi e il ministro Bossi. Non c’è assolutamente nulla da discutere». A chi le chiedeva un commento sulla proposta del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, secondo il quale si devono esprimere le Camere, Polverini ha risposto: «Già si è espresso il consiglio comunale, se necessario lo farà anche quello regionale e se sarà necessario inoltre ci sarà anche quello delle Camere».