Alemanno: «Il vero terremoto a Roma?…

C’è il cinese che va a lavorare al suo bar, all’Esquilino, e indossa un casco da cantiere. Ci sono quelli che telefonano al comune e chiedono: «A che ora è previsto questo terremoto?». C’è chi gioca al Lotto e punta sul 90, “la paura”, sull’89, “il terremoto”, e sul 34, “la città di Roma”. E c’è chi, semplicemente, ne ha approfittato per farsi due o tre giorni di ferie. Poi il tanto temuto terremoto “previsto” decenni fa da Raffaele Bendandi (ma chi ha dimestichezza con le carte del controverso personaggio nega) non c’è stato. Sospiro di sollievo? «Mai avuto il respiro bloccato, eravamo tranquillissimi», replica il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Al Campidoglio, forse, erano tranquilli davvero. I cittadini della capitale, a quanto pare, un po’ di meno. La psicosi terremoto si è fatta strada sotterraneamente, in quel sottobosco incontrollato e incontrollabile che si alimenta dell’arcaico passaparola o del tecnologico Facebook. Una paranoia “archeofuturista”, direbbe qualcuno, a metà strada tra le modernissime urban legend e il vecchio “il paese è piccolo, la gente mormora”. Intanto, secondo il segretario dell’Aduc, Primo Mastrantoni, «il 20% dei romani non è andato al lavoro. Una parte dei cittadini romani ci ha creduto così come si crede ai maghi, alle fattucchiere, agli astrologi». Su internet le pagine dedicate alla bufala del momento si moltiplicano e, certo, l’occasione è stata ghiotta per chi, con i primi anticipi d’estate, ieri proprio non aveva voglia di lavorare. I soliti romani scansafatiche che popolano le barzellette e gli stereotipi? Non è proprio così, se è vero che nella Chinatown romana, ieri, i negozi erano tutti chiusi. Diverse decine le serrande abbassate in piazza Vittorio e nelle vie adiacenti, in particolare via Principe Amedeo e Via Rattazzi. Ma già da martedì i commercianti cinesi, colpiti dalla psicosi dell’eventuale sisma “fatale” per la Città Eterna, avevano chiuso le loro attività ma ieri le porte e le saracinesche chiuse sono aumentate. Tutti con affissi sui loro negozi i cartelli di motivazione: dalla malattia, alle ferie fino all’inventario. Ma Alemanno non drammatizza: «Sono meccanismi normali – spiega – e, anzi, mi sembra che i romani reagiscono meglio che altrove».

Allora, sindaco: la leggenda metropolitana parlava delle 16.30 come “ora X”. Ma il pomeriggio è passato in assoluta quiete. Possiamo dire che è il momento di tirare un sospiro di sollievo, no?

Direi proprio di sì.

Ma, più seriamente, avete mai temuto che la previsione di Bendandi potesse realizzarsi davvero?

Noi al terremoto dell’11 maggio non ci abbiamo mai creduto. Peccato che per fare sensazione tanti media abbiamo pompato la storia facendo davvero un cattivo servizio ai cittadini di Roma.

Si dice che il 20% dei romani non sia andato a lavoro…

Sicuramente ci saranno stati anche altri effetti negativi almeno sul piano emotivo. Spargere certe notizie è da irresponsabili.

Eravate comunque pronti all’emergenza?

Una disgrazia del genere – e lo abbiamo visto all’Aquila – non si prevede e non si augura a nessuno. A Roma abbiamo fatto fronte ad altre emergenze ottimamente. Ricordiamoci dell’esondazione del Tevere…

In quel caso andò lei di persona coi vigili del fuoco a monitorare la cosa. Roma ha risposto bene anche alle emergenze “liete”…

Certo. In occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, il primo maggio. Alla vigilia si parlava di poche migliaia di pellegrini: ne sono arrivati un milione e mezzo. Eppure è stato un evento memorabile e senza problemi. Da ricordare per la vita.

Perché crede che la gente si lasci condizionare così facilmente dalle aspettative negative?

Viviamo in un momento di transizione economica. Ogni giorno c’è una novità, una guerra, una tragedia. La politica, in tutto ciò, deve avere un ruolo di guida, senza assecondare il caos come qualcuno cerca di fare.

A chi si riferisce?

Be’, credo che la sinistra debba riflettere molto sulla sua politica del “tanto peggio tanto meglio” con cui spera di scalzare Berlusconi. Tutti noi, forse, dovremmo avere un maggiore spirito di fermezza…

Passato l’allarme i romani possono tornare a pensare al futuro con ottimismo?

Si dice che se crolla Roma, crolla tutto il mondo… La città eterna ha passato la nottata… Il mondo quindi è salvo! O almeno deve tornare a occuparsi dei problemi di tuti i giorni, ma anche a pianificare per il futuro. Noi di progetti per Roma ne abbiamo tanti ed ambiziosi. Alcuni li abbiamo già realizzati come il Festival del Cinema e i mondiali del nuoto. Altri, come le olimpiadi, sono una sfida che ci siamo fissati. Se la vinciamo Roma avrà un’accelerazione incredibile. Sarebbe un vero terremoto, ma positivo. Più risorse, più occupazione e nuova attenzione da tutto il mondo.

Sono molte le emergenze quotidiane?

Non me lo dica. La sinistra ci ha lasciato in un mare di guai… A cominciare dalla voragine nel bilancio. Anche in quel caso il giorno dopo tanti si auspicavano il dissesto di Roma o qualche altra catastrofe. Sono rimasti delusi. Roma barcolla ma non molla…

…Anche lei…

Roma non è l’ultimo paesello. Bisogna impegnarsi. Daltronde, come disse Papa Wojtyla: “Semo romani, damose da fa’!”.