Un dg controcorrente: Masi verso l’addio

L’era di Mauro Masi alla Rai si sta chiudendo con un anno d’anticipo. Era già tutto pronto, ma la nomina dell’attuale direttore generale di Viale Mazzini alla Consap dovrà ancora aspettare. Ieri l’assemblea della concessionaria è andata deserta in prima convocazione e si terrà l’11 maggio in seconda. «Masi è un uomo dai molteplici pregi che sicuramente riuscirà ad applicare in altri ambienti – afferma Alessio Butti, capogruppo del Pdl in Commissione Vigilanza – ha sempre detto che la sua carriera non sarebbe finita lì. D’altronde questo è un carattere distintivo della Rai. Anche Celli, Cappon, Cattaneo hanno poi svolto un altro ruolo in altre aziende. Non c’è da scandalizzarsi: non esiste in Rai il direttore generale a vita».

Durante la sua direzione Masi è stato molto contestato…

È stato contestato all’interno della Rai perché non ha voluto piegare la testa alle consuete prepotenze dell’Usigrai e del suo braccio parlamentare, vedi Giulietti. Masi ha fatto capire che ci vogliono le regole. E lo ha fatto con coraggio, intervenendo sui notiziari e sui talk show per garantire il pluralismo e il rispetto del telespettatore, nonché per potenziare le qualità della Rai. E, soprattutto, per interpretare gli indirizzi della Vigilanza. Masi non ha chinato la testa ai baroni della Rai.

I suoi errori?

Caratteriali, non è riuscito a mettere sempre d’accordo il cda. Avrà avuto problemi con qualche dirigente Rai, sui quali però non entro perché non è il mio ruolo.

È finito sott’accusa per le gag a Sanremo di Luca e Paolo che pare abbiano fatto tanto arrabbiare il Cavaliere…

Quando si fa il direttore Rai si ha per forza di cose a che fare con artisti, cantanti, giornalisti e, quindi, si può incorrere in qualche scivolone. Quello che è successo a Sanremo è grave e lo abbiamo ripetuto in tutte le salse, ma non è tutta colpa sua. Bisognerebbe che i direttori di testata, di rete e dell’azienda controllassero le battute anche dei comici. Ma le sembra possibile? Piuttosto io parlerei dei suoi meriti…

Per esempio quali?

Sanremo ha fatto il record d’ascolti, è cambiata la tipologia della trasmissione. È stato un successo che va a sommarsi a tutti gli altri ottenuti dalla Rai negli ultimi anni. Tutti i notiziari hanno battuto sempre gli omologhi competitor privati, lo stesso le fiction, i varietà, gli approfondimenti giornalistici.

In termini pubblicitari che vuol dire?

Che i cosiddetti “periodi di garanzia”, che sono quei periodi che catturano l’attenzione degli investimenti pubblicitari e quindi determinanti per il futuro dell’azienda, sono stati sempre stravinti dalla Rai sui competitor.

C’è un limite alla satira politica?

È una questione sulla quale ci stiamo interrogando tutti. Nessuno vuole censurare la satira, ma questa dev’essere distinta dall’informazione e dall’approfondimento.

Va regolamentata?

Sicuramente non va censurata. Però quando scade negli insulti o ha la presunzione di raccontare una verità non è più sano divertimento. Quella su Prodi faceva sorridere, ma quella su Berlusconi e sul Pdl è sempre virulenta e volgare. Bisogna capire qual è il discrimine. E serve un po’ di chiarezza. Quando si presenta un format si deve dire chiaramente se è un programma di satira, di informazione o intrattenimento.

La presenza di conduttori di diversa area politica quanto giova al pluralismo?

Tantissimo ed è il tema che stiamo dibattendo in Vigilanza sul nostro atto d’indirizzo. Non vogliamo sopprimere nulla, vogliamo che i conduttori osservino le regole. La Rai è pubblica. Purtroppo continuiamo a vedere solo Floris, Santoro e la Dandini che sono conduttori militanti.

Si parla del successore di Masi…

I boatos politico aziendali lanciano Lorenza Lei.