Più vicine le elezioni?

Il “warning” di Napolitano alle forze politiche ha colpito nel segno. Dopo la due-giorni di caos e bagarre della Camera, il vertice chiesto dal capo dello Stato con i capigruppo, iniziato giovedì sera, è proseguito ieri con le delegazioni della Lega e dell’Idv, a cui Napolitano ha chiesto massima collaborazione per ristabilire un clima di pacificazione nelle aule parlamentari. Il risultato è che ieri un po’ tutti, almeno a chiacchiere, hanno sposato la linea auspicata dal Quirinale. Con qualche eccezione, come quella della Lega Nord, la quale ha rispolverato il vecchio argomento della presunta parzialità del presidente Fini, piuttosto che riflettere sull’atteggiamento provocatorio che è stato tenuto in aula durante l’infuocato dibattito sul processo breve dai suoi stessi esponenti.
«Così non va: si devono abbassare i toni e si deve riportare il confronto politico entro binari accettabili», era il monito, più di sostanza che di forma, che il presidente della Repubblica rivolge a tutte le forze politiche. Chi ha parlato con il presidente della Repubblica esclude che sia stato toccato il tema della fine della legislatura, ma il tam tam sull’ipotesi di elezioni anticipate è già scattato, con un’ipotesi di voto per il 12 giugno. I primi ad invocarle sono stati gli esponenti del Nuovo polo, con Pier Ferdinando Casini: «Non ha senso andare avanti così, con il capo del governo preoccupato solo dei suoi processi: il Parlamento è paralizzato, ratifichiamo solo trattati, su come verrà gestita la nuova ondata migratoria non siamo riusciti a sapere nulla. Ci sono i tempi tecnici per votare a giugno», dice Casini. Concorda Fli: Italo Bocchino vede il voto anticipato come unica soluzione alla paralisi del Parlamento. «Il governo zoppica, non riesce a portare avanti i provvedimenti e cerca con insuccesso di portare a casa i provvedimenti che interessano al Cav: a questo punto sarebbe bene andare a votare».