Memoria condivisa? Yes we can: impariamo dai militari italiani

La memoria condivisa degli italiani? Si cominci a costruirla con l’esempio (e la lezione) dei nostri ragazzi impegnati nelle missioni all’estero. Un esempio che unisce, al di là delle appartenenze politiche. Ed è anche per questo che ieri i fischi organizzati dai soliti noti sono stati fuori luogo, fuori tempo, fuori prospettiva. Le Forze armate italiane restano, nel cuore della gente, il baluardo nella difesa dei cittadini e del Paese in tempi di guerra e in tempi di pace. Ignazio La Russa, ministro della Difesa, invia un messaggio ai nostri militari, nella giornata del 25 aprile (e nell’anno del centocinquantesimo anniversario dell’Unità nazionale) sottolineando il ruolo, nel 1945 come adesso, sul fronte interno e su quello internazionale, rappresentato dalle molte missioni fuori dai confini. Testimoni di pace e di solidarietà tra i popoli, dall’Afghanistan, al Libano. Uno sforzo che in questi anni ha visto l’Italia impegnata su tutti gli scenari, con un numero di militari cospicuo che, come già previsto da tempo, «diminuirà progressivamente in Libano e in Kosovo e, a partire dal 2012, comincerà  gradualmente a decrescere anche in Afghanistan». «Tutto ciò – dice La Russa –  fa parte degli impegni che abbiamo preso nelle sedi internazionali e che sono fedeli al principio “together in, together aut”, ovvero “dentro insieme, fuori insieme”». Traguardi realistici, secondo Gianfranco Fini che ieri ha visitato il nostro contingente in Afghanistan. Il presidente della Camera, però, guardando alla situazione sul campo teme uno slittamento dei tempi, perché – fa notare –  «il passaggio di consegne sarà possibile solo nel momento in cui le autorità afghane saranno pienamente pronte a essere impegnate in modo esclusivo nella lotta al terrorismo e nella ricostruzione del Paese». Per ora, però, l’auspicio non sembra coincidere con le possibilità concrete.
Il lavoro sul campo, però, continua. «L’Italia – sottolinea La Russa – si stringe più che mai intorno al Tricolore nel ricordo dei caduti e dei feriti della guerra di Liberazione. Durante il conflitto mondiale e in particolare all’indomani dell’8 settembre il popolo italiano, i civili come i militari, sopportò lutti e sacrifici dolorosi, fino a giungere alla tragedia di una sanguinosa guerra civile». Allora la liberazione del Paese fu certamente resa possibile «dall’impegno collettivo di tutto il popolo italiano. Ma è doveroso rendere giustizia all’apporto importantissimo e al ruolo centrale espresso dalle Forze Armate italiane durante la guerra di Liberazione, che fu davvero un contributo generoso e imponente. La partecipazione di centinaia di migliaia di uomini in armi, custodi e portatori dei più alti valori morali di amore di Patria e di fedeltà alle istituzioni, fu la caratteristica principale di un periodo certamente straordinario ma anche molto complesso della storia».
Oggi, secondo la Russa, la celebrazione dell’Unità nazionale deve avvenire nel segno dei nostri militari, che sono senza alcun dubbio una delle cose su cui i cittadini si ritrovano concordi. Così come concordemente tutti possono ritenere che l’impegno internazionale ci debba vedere presenti assieme agli alleati per bloccare il terrorismo e consentire ai popoli oppressi di trovare la loro libertà. Nel 1945 fu un giuramento di fedeltà «quello che spinse i nostri soldati, lasciati inizialmente in assenza di ordini chiari, a impugnare le armi e da subito iniziare a lottare con coraggio ed eroismo». Oggi è la certezza che i deboli non possono essere lasciati soli di fronte ai prepotenti. In questi ultimi anni le nostre Forze armate stanno dando un contributo importante, in termini di professionalità, di sacrificio e anche di vite umane, in terre dove i nostri uomini in uniforme si stanno facendo onore e si stanno guadagnando la stima del mondo. Contribuendo a costruire la memoria condivisa.