Libia o Caporetto? Il Pdl apre a Bossi, Bersani molla l’Idv

Sì, “tutto è possibile”, come ha fatto sapere ieri Umberto Bossi: anche che i tornado sfreccino sulla Libia mentre l’Italia vola rapidamento verso il voto. Ma può accadere anche il contrario di tutto: per esempio che il centrodestra trovi la quadra su una mozione unica e che l’opposizione si spacchi, il Pd sia costretto dalla moral suasion di Napolitano a votare con la maggioranza, il Terzo polo naufraghi sulla propria mozione e l’Idv resti ostaggio della sua sfida al Colle.
Più che una guerra, quello sulla Libia è uno psicodramma politico, più che un confronto parlamentare sembra un Risiko da tavola combattuto con bluff da pokerino e carte napoletane da scopone. Con momenti di pura enigmistica, alla Bartezzaghi, quando i politici si esercitano affannosamente nella ricerca delle parole giuste per dire e non dire, eccitare gli elettori dell’opposizione e tranquilizzare Napolitano o rassicurare la Nato senza rompere con la Lega. La partita parlamentare sul sostegno alla missione in  Libia, che si inizierà a giocare martedì prossimo alla Camera, al momento è da tripla: uno, maggioranza spaccata e possibile crisi di governo; ics, centrodestra e centrosinistra granitici sulle proprie posizioni; due, una Caporetto della minoranza, che potrebbe realizzare il più formidabile degli autogol lacerandosi al suo interno a fronte di un ricompattamento delle forze di governo. A tre giorni dal voto, se da un lato la guerra delle mozioni vede i partiti impegnati a seminare trappole semantiche nei propri documenti per attirare o sgambettere gli avversari, dall’altro quasi tutti sembrano intenzionati a mettere nero su bianco la necessità di proseguire la missione al fianco della coalizione militare. Quasi, perché l’unico punto dirimente lo si trova nella mozione dell’Idv: il no alle bombe e il richiamo a un voto esplicito del Parlamento. Esattamente in contrasto con tutto ciò che l’arbitro, da qualche giorno, sostiene nei colloqui bilaterali con le forze politiche. Napolitano auspica la massima convergenza parlamentare sul sostegno all’Italia e all’Onu, ma da questo orecchio Di Pietro e company non vogliono sentirci. Anzi, già ammoniscono il Pd e da ieri hanno scatenato una guerra di propaganda preventiva per mettere all’angolo gli alleati e costringerli a convergere sulle loro posizioni anti-quirinalizie. «Ai soccorritori dell’ultima ora, colti anche loro dal virus dei “responsabili”, dico che se salveranno il governo lo avranno sulla coscienza e ne dovranno rendere conto agli italiani: dopo aver chiesto ogni giorno le dimissioni di Berlusconi, sarebbe assurdo che fossero proprio le opposizioni a garantirgli il futuro», chiarisce il presidente dei senatori Idv, Felice Belisario. «Appoggiando l’intervento in Libia – aggiunge Di Pietro – i partiti dell’opposizione farebbero un grande favore al governo, gli darebbero la stampella di cui ha bisogno». «Sarebbe imperdonabile che fossero il Pd o il Terzo polo a mettere delle pezze alla politica estera del governo ridotta in brandelli. A quel punto i cittadini sapranno con chi prendersela», ribadisce Belisario. «Non vorremmo mai che il voto del 3 maggio si trasformasse da una Caporetto del centrodestra nella pietra tombale del centrosinistra», chiosa Massimo Donadi, capogruppo alla Camera, così, giusto per rasserenare gli animi.
La partita che si gioca in quella metà campo, dunque, è scivolosa quasi quanto quella che si gioca sul fronte del governo. Anche perché Bersani non ha nessuna intenzione di agganciarsi al carro dipietrista, che lo trascinerebbe comunque in un cono d’ombra allontanandolo al contempo dalle posizioni del Colle. Per questo motivo, il Pd, anche a costo di ricompattare il centrodestra, ha scritto una propria mozione su cui spera (senza troppe velleità) che possa convergere il voto della Lega. Di votare con l’Idv non se ne parla, comunque. Per Bersani «tutta l’opposizione deve dimostrare di avere un profilo di assunzione di responsabilità rispetto ai limiti indicati dalle Nazioni unite sull’intervento in Libia», come ha spiegato ieri da Trieste. «Noi – ha aggiunto il segretario dei Democratici – chiediamo che immediatamente queste operazioni militari diano luogo al lavoro della politica e della diplomazia, e qui vorremo sapere dal governo – ha concluso – a che punto è una possibile iniziativa da questo lato». Su quei richiami, tra il responsabile e il critico, Bersani proverà a lusingare Bossi.
Ma al momento è costretto a difendersi dagli amici. Le accuse dell’Idv lo hanno toccato, al punto che ieri è stato costretto a giustificarsi: «La nostra mozione sulla Libia non sarà la sponda al governo. È l’esatto contrario del salvagente. La nostra è una mozione in grado di fare emergere le storture della maggioranza. Di questo si tratta». Vedremo se la Lega abboccherà.
Bossi, ieri, anche ieri ha ribadito tutte le sue riserve contro la guerra, lasciandosi le mani libere sul voto, ma ha messo al lavoro i suoi pontieri per provare a scrivere una mozione col Pdl che salvi capre e cavoli. «Nei prossimi giorni lavoreremo per far sì che comunque venga consolidata l’alleanza di governo. Per parte nostra abbiamo già rilevato che, a fronte della linea del governo che rimane chiaramente nell’ambito della Risoluzione della Camera approvata il 24 marzo, le nuove mozioni presentate dall’opposizione sono o pleonastiche e tattiche oppure mirate solo a rimettere tutto in questione», prova a rassicurare il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.
Il Carroccio, però, non s’è commosso, per ora: «L’ultima volta ho contribuito a mettere i caveat per arrivare a un parere favorevole. In questo momento, sinceramente, non mi viene in mente niente», dice Roberto Calderoli a proposito di un compromesso parlamentare su una mozione comune di maggioranza: «Ad oggi, non vedo vie d’uscita. Si rischia di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati». Manuela Dal Lago, deputato e presidente della Commissione attività produttive della Camera, spiega gli umori del partito: «Il comportamento del presidente del Consiglio non è stato certamente un comportamento corretto. Forse si dimentica che non è il padrone dell’azienda, ma un capo di governo». «Ho dei dubbi, ma non sono combattuto, sottolineamo l’inopportunità di andare a bombardare in Libia e lo dico anche come ex alpino», sottolinea Franco Gidoni, capogruppo del Carroccio in commissione Difesa a Montecitorio.
A dare una mano ci provano anche i “responsabili”, con una proposta chissà quanto gradita dalla nomenklatura del Pdl. Il gruppo di Ir propone una mozione che limiti al 31 luglio la durata delle nuove modalità di partecipazione dell’Italia all’intervento miliare in Libia e che escluda, fin da ora, l’invio di truppe di terra. «Su questo – spiega il capogruppo Luciano Sardelli – invitiamo a riflettere la maggioranza e anche quella parte moderata dell’ opposizione che non ha messo l’elmetto da Marines».