Leo: «Tutti usino il buon senso, ma senza far quadrare i conti non andiamo da nessuna parte»

Galan contro Tremonti, tutti contro Galan. Berlusconi compreso. L’intervista al Giornale del ministro dei Beni culturali fa discutere, tanto che persino il premier è stato costretto a prendere le difese del titolare del ministero di via XX settembre. Ma al di là di tutto, spiega Maurizio Leo (Pdl), servirebbe soprattutto un po’ di buon senso…

Allora, onorevole, cosa ne pensa di quest’affondo di Galan contro Tremonti?

Guardi, a me sembra che sia stato già tracciato un percorso di semplificazione nell’economia, abbiamo ridotto l’aggressività nei confronti delle imprese, abbiamo assecondato la crescita attraverso gli sgravi fiscali. Ecco, a fronte di tutto questo credo che occorra un po’ di buon senso da parte di tutti.

Anche perché l’accusa al ministro di essere “un socialista che ha commissariato il governo” arriva dopo alcune dichiarazioni tremontiane particolarmente liberali, dal punto di vista economico…

Sì, appunto…

Galan ha posto anche problema relativo a un presunto deficit di direzione politica. Insomma, il governo non avrebbe sede a Palazzo Chigi ma a via XX settembre…

Il punto è che noi siamo in una fase in cui le scelte strategiche devono necessariamente fare i conti con i numeri. Numeri che, peraltro, spesso sono regolati a livello sovranazionale. In questa fase è normale che il ministro dell’Economia abbia un ruolo primario. Insomma, che ce ne facciamo di un provvedimento che magari è ottimo ma non è compatibile con i conti?

Così però si va verso una sorta di “determinismo dei numeri”, però…

No, per carità, nessun determinismo. Le scelte sono politiche. Ma è ovvio che le scelte debbano essere coerenti con i numeri. Anche perché, ripeto, certe indicazioni economiche derivano da un livello sovranazionale. E il ministero dell’Economia è un po’ una cinghia di trasmissione tra l’Europa e l’Italia.

Intanto qualcuno azzarda che la polemica contro Tremonti possa avere motivazioni più squisitamente politiche e partitiche: in fin dei conti il ministro dell’Economia è uno dei papabili alla successione…

Direi che ora come ora è indispensabile riportare equilibrio. Certo, passata questa fase, passate le amministrative, servirà probabilmente un chiarimento a 360° nel partito. Bisogna fare in modo che il Pdl abbia un assetto più strutturato, pur partendo dal dato fondamentale della leadership di Berlusconi.

Galan ha agitato la ormai famosa bandiera dello “spirito del ’94”. Ma quell’esperienza è realmente riproponibile o si tratta di momenti superati e conclusi?

Io credo che per noi sia fondamentale aprire una nuova fase  basata sulle vere esigenze degli italiani. E c’è poco da fare: in questo senso l’economia è prioritaria. Certo, è vero che ci vorrebbe un po’ di gioco di squadra…

Un altro degli argomenti di Galan è questo: eravamo il partito contro i professionisti della politica, ora i professionisti della politica siamo noi…

Per l’estrazione di molti di noi che, come me, vengono dalla società civile credo che la politica di professione, intesa come lo era nella prima repubblica, sia un’esperienza lontana e, in generale, non ripristinabile. È vero invece che ognuno di noi porta nella politica l’esperienza maturata nei diversi settori di provenienza.

Insomma, non si sente un “politico di professione” lei…

Be’, dire che lo siamo credo sia fare un passo decisamente troppo avanzato. È passato molto tempo dalla prima repubblica e dei protagonisti di quegli anni non è che se ne vedano tanti in giro…