La violenza nelle urne

Superare l’odio, si era detto. Uscire dalle contrapposizioni sterili e delegittimanti. Si era detto (non ultimo durante la giornata del 25 aprile appena trascorso, almeno da parte degli esponenti politici meno trinariciuti) ma evidentemente qualcuno era assente alla lezione. Fra Napoli, Roma e Milano, infatti, ieri è stata decisamente una giornata ad alta tensione. Da nord a sud, con preoccupante sincronismo, l’estrema sinistra ha fatto il bello e (soprattutto) il cattivo tempo. A farne le spese, tra gli altri, il candidato a sindaco di Napoli del Pdl, Gianni Lettieri, aggredito da decine di giovani davanti al complesso monumentale di San Lorenzo, nel centro antico, dove si era recato per una manifestazione elettorale. Lettieri è stato raggiunto da sputi, spintoni, calci e pugni tanto da essere stato costretto a rifugiarsi all’interno della basilica. Generalizzata e bipartisan la condanna dell’aggressione. Che, tuttavia, non è stata certo un fulmine a ciel sereno. Sempre ieri, infatti, nel capoluogo campano si erano vissuti momenti in stile anni ’70 davanti alla facoltà di Lettere dell’università Federico II, quando un gruppo di antifascisti ha aggredito un militante di CasaPound Italia causandogli dieci punti in testa, ferite al volto e quindici giorni di prognosi. Il ragazzo, Enrico Tarantino, è stato infatti sorpreso nell’ateneo dagli estremisti, usciti incredibilmente dalla stessa università armati con manici di piccone e catene. Non contenti, dopo l’aggressione, gli antagonisti hanno proseguito la loro campagna di violenza, rovesciando un gazebo del candidato sindaco Gianni Lettieri, ferendo anche il ragazzo che si trovava lì, in attesa di poter incontrare l’eponente pidiellino in persona come appunto accaduto poco dopo. «Mi trovavo in centro – ha raccontato Tarantino – quando un militante di Cpi iscritto a Lettere mi ha chiamato spiegandomi che un gruppo di esponenti dei centri sociali gli voleva impedire di entrare in università dove come di consueto doveva seguire i corsi. Sono arrivato sul posto e a Porta di Massa sono stato aggredito verbalmente da un gruppo di persone che mi ha insultato e minacciato. Neanche mi sono reso conto di quello che stava accadendo, che ho visto uscire dall’interno della facoltà una ventina di persone già armate di tutto punto che mi sono venute addosso colpendomi ripetutamente al volto e alla testa». In questo caso, tuttavia, sono state piuttosto tardive e claudicanti le prese di posizione politiche. C’è chi ha, semplicemente, ribaltato le responsabilità dell’accaduto spacciando gli aggressori per aggrediti (con il paradossale quadro di una presunta “aggressione fascista” che sarebbe stata condotta nei pressi di di una facoltà “rossa” da un manipolo “nero” in netta inferiorità numerica, evidentemente per pulsioni masochistiche). E c’è chi ha invece ricordato l’episodio degli auguri a Hitler che, con goliardia di pessimo gusto, qualcuno aveva scritto sulla bacheca Facebook del giovane aggredito, che tuttavia ha più volte chiarito di essere stato semplicemente “taggato” da uno dei suoi tanti contatti. Ma se Napoli piange, Roma non ride. Vedere, per credere, la scritta “Tana pe’ Zippo”, tracciata con lo spray nero sotto casa di Alberto Palladino (per gli amici “Zippo”, appunto), esponente del Blocco studentesco, l’organizzazione giovanile di CasaPound. Il tono, con quel tocco di romanesco e con l’uso del soprannome, avrebbe voluto essere spiritoso, ma allargando la visuale si capiva subito che l’ironia era beffarda e mafioseggiante. Sotto l’avvertimento per iscritto, infatti, il marciapiede appariva segnato dalla bomba carta che ha mandato in frantumi una vetrata e distrutto un pezzo di muretto. L’avvertimento è chiaro e non lascia intendere nulla di buono. Studente, 24 anni, Alberto è uno degli esponenti di punta del movimento studentesco di Cpi. Dedito al volontariato, collabora con l’associazione “Popoli” nel sostegno all’etnia Karen, in Birmania. Una volta, dicono, ha persino fatto l’attore in una rappresentazione della compagnia amatoriale di CasaPound. Ma per chi di notte è strisciato sotto la sua casa è semplicemente un nemico da abbattere. Perché proprio casa sua (e dei suoi genitori)? Semplice: «Palladino – denuncia in una nota CasaPound Italia – è il ragazzo che è stato impunemente accusato dal collettivo Senza Tregua di aver aggredito alcuni antifascisti militanti in IV Municipio. Un’accusa che non è stata corroborata da una sola prova, da una circostanza di fatto, nemmeno da una denuncia. Un’accusa che ha un chiaro sapore intimidatorio, e che segue il vero e proprio attacco sferrato  contro il palazzo occupato di via Val d’Ala a colpi di bombe carta, pietre e bottiglie lanciate con le fionde». Una storia, quella della presunta aggressione di Talenti, ancora piuttosto oscura: nessuna prova, nessun testimone se non i presunti aggrediti, un racconto che parla di «una quindicina di energumeni» armati «con mazze di legno, spranghe e caschi» e che tuttavia, aggredendo un gruppetto di ragazzini in netta inferiorità numerica, avrebbe causato solo danni con «prognosi dai 3 ai 7 giorni». Qualcosa sembra non quadrare. Intanto, sempre ieri sera, anche Milano ha vissuto i suoi bei momenti tesi a causa di due commemorazioni contrapposte. Da una parte un corteo animato dalla destra di ogni sfumatura in onore di Ramelli e Pedenovi, i due militanti missini uccisi dagli estremisti di sinistra negli anni ’70. Dall’altra i “compagni” stretti attorno al ricordo di Gaetano Amoroso, un’altra vittima degli anni di piombo, stavolta caduto sull’altro versante. E oggi a Orvieto, in Umbria, una presentazione del libro Acca Larenzia, quello che non è stato mai detto, di Valerio Cutonilli e Luca Valentinotti, promette ulteriori scintille, dato che anche in questo frangente gli esagitati hanno promesso battaglia. Ramelli, Acca Larenzia: vi dice qualcosa?