In quel campo a Ras Jdir, in Tunisia…

È stato davvero emozionante recarmi il giorno di Pasqua nel campo profughi a Ras Jdir in Tunisia, a pochi chilometri dal confine libico, per portare in rappresentanza del presidente del Parlamento europeo una lettera agli operatori umanitari per ringraziarli per il loro straordinario impegno. Il campo, in cui operano tra gli altri i volontari della Croce Rossa Italiana e del Comitato Internazionale di Croce Rossa, è una tendopoli in mezzo al deserto con un passaggio di più di duecentomila persone nell’ultimo mese e attualmente con una presenza di circa quindicimila profughi, tra cui qualche centinaio di bambini.
Ma la situazione è in continua evoluzione e le autorità tunisine che ho incontrato sul posto hanno espresso una grande preoccupazione per un possibile imminente peggioramento della situazione. Ci potrebbe essere una nuova ondata di sfollati a cui garantire cibo e medicine, che già cominciano a scarseggiare. Con l’ulteriore conseguente ripresa di nuovi sbarchi nel nostro Paese. Durante la visita ho potuto constatare che le organizzazioni internazionali presenti sul campo stanno facendo il massimo dello sforzo per assicurare le migliori condizioni di accoglienza e di assistenza. Ma tutti, le istituzioni locali come anche le organizzazioni non governative, si aspettano un cambio di marcia, non solo per affrontare l’emergenza, ma anche per sviluppare una vera politica europea dell’immigrazione. Il primo impegno delle istituzioni comunitarie dovrebbe essere quindi quello di creare un sistema e una procedura comune d’asilo, con norme chiare e valide per tutti gli stati membri. Una simile procedura consentirebbe infatti di tagliare i tempi burocratici e accelerare tutte le procedure che riguardano coloro che hanno il diritto alla protezione internazionale, diminuendo anche i tempi di permanenza nei campi o nelle altre strutture di accoglienza. Contestualmente occorrerebbe adottare un sistema di reinsediamento comune dei profughi, obbligatorio per tutti gli stati membri dell’Unione. In questo momento infatti gli stati europei hanno la facoltà di condividere o meno le responsabilità e gli oneri in termini di accoglienza, ma si tratta di un’opzione facoltativa senza vincoli generali e con un limitatissimo budget a disposizione.
Ciò porta inevitabilmente alcune nazioni, come l’Italia o Malta, a fronteggiare l’emergenza degli sbarchi, senza che scatti obbligatoriamente un meccanismo di solidarietà europeo. Inoltre, attualmente, gli Stati membri fissano le loro priorità perlopiù a livello nazionale, anziché coordinare il reinsediamento e i relativi strumenti di politica esterna a livello comunitario. In aggiunta, l’attuale Fondo europeo per i rifugiati non è sufficientemente flessibile per rispondere alle nuove e mutevoli esigenze di reinsediamento. Tale Fondo per esempio, dovrebbe mirare ad offrire agli Stati membri che affrontano emergenze straordinarie un incentivo finanziario adeguato agli sforzi profusi. L’Europa, inoltre, non può più ulteriormente indugiare nel far decollare il cosiddetto programma di Barcellona, un piano strategico per sostenere concretamente i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. Non solo accordi bilaterali per prevenire l’immigrazione irregolare, ma un vero piano di sviluppo, sostenuto da finanziamenti anche della Banca europea degli investimenti per realizzare grandi opere, rilanciare lo sviluppo e l’occupazione, rafforzare le relazioni commerciali e incoraggiare l’imprenditorialità. Si tratta di obiettivi ambiziosi che richiedono anche sforzi economici importanti. Ma è una sfida a cui l’Europa non può più sottrarsi.
Tutti questi temi sono stati al centro del vertice che si è tenuto lo scorso 26 aprile tra Berlusconi e Sarkozy. Dall’incontro è emersa una forte convergenza sulle operazioni militari in Libia, valutazioni condivise sulla situazione nel Mediterraneo e preoccupazioni sulla recrudescenza del fenomeno immigratorio. Ma entrambi i leader sono stati concordi sulla necessità di un maggiore impegno dell’ Europa, espresso con una lettera congiunta indirizzata al presidente del Consiglio Ue e al presidente della Commissione europea. Per quanto riguarda la questione dei flussi migratori non è intenzione né dell’Italia né della Francia mettere in discussione l’accordo di Schengen, ma piuttosto prevedere che in circostanze eccezionali per giustificati motivi possano essere applicate delle sospensioni ad hoc.
Nel documento, Italia e Francia chiedono anche un rafforzamento di Frontex, l’agenzia che controlla le frontiere esterne dell’Unione e una maggiore cooperazione di Bruxelles con gli stati esposti ad emergenze migratorie. I due leader hanno infatti firmato una dichiarazione congiunta relativa alla cooperazione tra l’Unione europea e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo in cui si propone una maggiore cooperazione e aiuti allo sviluppo, anche attraverso l’impegno di privati, in cambio di un maggiore impegno dei Paesi del Nordafrica a collaborare contro l’immigrazione clandestina. Questo perché l’Unione europea deve rispondere pienamente ai cambiamenti politici e sociali in atto, in maniera  ambiziosa e globale, soprattutto attraverso la revisione della sua Politica di vicinato.
Non solo l’Italia, la Grecia, Malta e la Francia, ma tutti e 27 gli Stati membri devono essere coscienti delle sfide prioritarie che questa evoluzione comporta, ed è normale che si chieda un  rafforzamento sostanziale dell’aiuto dell’Unione europea in direzione della sponda sud del  Mediterraneo. Tutto ciò deve avvenire attraverso l’aumento dei crediti della Bei, l’incremento dei finanziamenti bilaterali concessi dall’Unione europea (Strumento europeo di Vicinato e  Partenariato) e l’estensione dell’ambito d’intervento della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ai Paesi della sponda sud del Mediterraneo.
Di queste ambizioni e di queste priorità si dovrà pienamente tenere conto nelle proposte della Commissione sul prossimo quadro finanziario pluriennale della Ue.
Le questioni migratorie dovranno costituire un elemento strutturale del nuovo partenariato per la democrazia e la prosperità condivisa che deve  essere stabilito tra l’Europa e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo. A questo proposito, la lotta  contro l’immigrazione irregolare deve rappresentare un imperativo comune per i partner delle due  sponde del Mediterraneo, indissociabile dagli altri aspetti dei rapporti di  partenariato. Ancora una volta, anche in questo settore gli accordi bilaterali giocano un ruolo importante, ma solo nel quadro della Ue sarà possibile sostenere e impegnare i  partner della sponda sud a collaborare pienamente, sia nella gestione delle loro frontiere che per quanto riguarda la riammissione dei migranti.
L’Italia forte della sua prossimità geografica, storica e umana con i Paesi mediterranei, dovrà sostenere con forza i processi di transizione e di riforma politica che hanno luogo in questi Paesi e hanno come obiettivo la democrazia e la costruzione dello  Stato di diritto. Ma l’Italia non può agire sola o con pochi altri Stati interessati. Oggi più che mai è necessario il ruolo guida dell’Europa.