«Il sindacato perde colpi se non parla a chi lavora»

Un giornalista anglosassone, intervistando l’allora segretario della Cgil, Sergio Cofferati, all’epoca aspirante leader dell’opposizione, rimase impressionato dall’eleganza e dallo stile azzimato di un signore che doveva rappresentare il più grande sindacato italiano e che assomigliava più a un dirigente di Confindustria. «Con me quel giornalista non avrebbe corso il rischio di confondersi», ironizza Giovanni Centrella, che a maggio spegnerà la prima candelina da segretario generale della Ugl. Quarantasei anni, irpino, sindacalista dal 1997, Centrella ha la grinta del metalmeccanico in servizio permanente effettivo. Fino al 2006 operaio della Fiat. «Lavoravo a Pratola Serra, montavo i motori. Ha presente il 2000 multijet? Quelli sulla Croma, sulla Delta, sulla 159».

Centrella, un leader sindacale che non veste e non parla come un aspirante ministro. Lo sa che sembra fuori posto?

Dice? A me pare il contrario. Parlo di cose che conosco. Dei problemi reali e quotidiani di chi lavora.

In fabbrica faceva pure il turno di notte?

Dalle 22 alle 6. Ma non è detto che sia il turno più pesante. Dopo un po’ ci si abitua anche a quello. Quando hai una famiglia da mantenere, per guadagnarti il pane ti fai star bene tutto. O quasi. Soprattutto al Sud.

Mezzogiorno e precariato, due temi che vanno di pari passo. Tremonti dice che i giovani non vogliono adattarsi ai lavori più umili.

Stimo il ministro Giulio Tremonti, è un ottimo ministro, ma questa frase non la condivido. Personalmente ho anche lavato le automobili per guadagnarmi da vivere. Ma oggi succede che un ragazzo si vede pagate due ore sulle otto effettivamente lavorate. Una vergogna.

Questa di Tremonti suona come la battuta di Padoa Schioppa sui bamboccioni?

Non ci sto a semplificare, vorrei capire meglio quello che intendeva veramente il ministro dell’Economia. Andrebbe contestualizzato.

Che fa Centrella, pure lei parla politichese?

Per carità, non è il mio stile. Ma riconosco al ministro di aver lavorato bene, finora.

Chi promuove e chi boccia del governo?

In generale promuovo la politica dell’esecutivo. Ha promosso la salvaguardia dei salari. Ho apprezzato il provvedimento sulla cassa integrazione in deroga. Ha saputo affrontare di petto la materia. Ho apprezzato pure il lavoro di Sacconi, di Romani, di Meloni, di Mantovano…

Se promuove tutti, va tutto bene?

Boccio la Gelmini. Tutte queste riforme della scuola la danneggiano.

Ma come? Si dice che mancano le riforme e lei va controcorrente?

Sulla scuola abbiamo il problema opposto. Ogni governo che si insedia smantella quanto approvato dal precedente. Invece, una riforma, per avere efficacia, per entrare a regime, deve avere del tempo a disposizione.  

Veniamo al ruolo del sindacato. Negli ultimi anni ha perso di autorevolezza. Secondo lei, per quale motivo?

Perché i leader sindacali fanno tutto tranne che parlare di lavoro. Li vedi in televisione e parlano solo di massimi sistemi. Naturale che la gente sia disamorata.

Faccia nomi e cognomi.

Uno per tutti, Susanna Camusso. Quando la vedo in tv, parla di tutto tranne che di lavoro. Passa il tempo a chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio.

A proposito di tv, Renata Polverini, che l’ha preceduta alla guida dell’Ugl, era sempre ospite dei salotti televisivi. Lei perché viene snobbato?

Ma che cosa sta dicendo? (A questo punto Centrella s’infervora e sciorina un lungo elenco di trasmissioni televisive e radiofoniche alle quali è stato presente ndr)

Mi faccia spiegare. A “Ballarò” la Polverini ormai era ospite fisso, ad “Annozero” interveniva quasi più di Marco Travaglio. Lei non negherà di essere meno ricercato.

Dovrebbe chiederlo a Giovanni Floris e Michele Santoro. Lei sa meglio di me come funzionano certi salotti televisivi. Se sei funzionale a una tesi precostituita ti coccolano, altrimenti ti ignorano. Comunque, se vuole incontrarmi, io vado davanti alle fabbriche, davanti ai posti di lavoro, a parlare con i miei iscritti.

A proposito di iscritti, come siete piazzati nella classifica delle sigle? Terzi o quarti?

Io dico terzi, ma se vogliono dire che siamo quarti facciano pure. L’importante è incidere e far valere il nostro peso. (Centrella sciorina un’altra lunga lista di cifre che confermano come la confederazione sia ampiamente rappresentata ndr).

Le credo sulla parola. Altro tema scottante, i lavoratori immigrati. Una risorsa o un problema?

Se vengono in Italia, si comportano bene e rispettano le regole, sono una risorsa. Noi abbiamo una sigla, la Sei, che vede iscritti i cittadini non italiani. Anche questa è una sigla in continuo aumento. Il problema è un altro, è che vengono sfruttati. Così una badante italiana viene penalizzata, perché chiede quei diritti minimi che invece non vengono garantiti a chi arriva dall’estero e non ha voce.

Vi rimproverano di non essere abbastanza critici nei confronti del governo.

Non è vero che non siamo critici. Andiamo dicendo da tempo che serve una politica economica per far crescere l’occupazione. La disoccupazione giovanile è ai massimi storici, le differenze tra Nord e Sud sono insostenibili. Su questo sferziamo il governo. E non facciamo sconti a nessuno.

A proposito di sconti, se domani fosse in atto una vertenza con la Regione Lazio. Come si mette con la sua ex leader e attuale governatrice?

Nessuno sconto e nessun imbarazzo. L’ho imparato proprio da Renata quando era al mio posto. Bisogna rispettare i ruoli e le parti. Al momento non è capitato, tranne qualche attrito nel comparto Sanità dove la Polverini e commissario straordinario. Ma noi pensiamo solo ai diritti dei nostri lavoratori.

Il primo maggio è alle porte. Dove lo celebrate?

A Campobasso, dove c’è la Fiat ed è nato il problema sui contratti sulle Newco. L’Ugl tiene gli occhi aperti su questo. E poi avremo una delegazione a San Pietro per la beatificazione di Giovanni Paolo II. Un papa che è stato anche operaio. Come possiamo mancare?