Il governo dice stop al nucleare

Arriva la svolta sul nucleare. Il governo ha deciso di soprassedere e ha inserito nella moratoria già prevista nel decreto legge omnibus, all’esame dell’aula del Senato, l’abrogazione di tutte le norme previste per la realizzazione di impianti nucleari nel Paese. L’emendamento all’articolo cinque del decreto omnibus, presentato direttamente in aula nella mattinata di ieri e non inserito nel fascicolo degli emendamenti prestampati, afferma che «al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare». Poco prima della diffusione della notizia dello stop alla costruzione delle centrali, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti intervenendo al Parlamento di Bruxelles è tornato a dire che quanto avvenuto a Fukushima («non si tratta solo un banale incidente tecnico») assume una dimensione assai rilevante «in cifra storica» e necessita di una «riflessione economica e non solo». Un piano per le energie alternative rinnovabili da mettere subito in campo potrebbe avere «un finanziamento con Eurobond».
Tremonti ha rilanciato e ha portato a Bruxelles l’idea di un grande progetto europeo per le fonti rinnovabili e la ricerca di energie alternative. «Credo sia arrivato il momento di ragionare su una versione applicata del vecchio e glorioso piano Delors e di avviare piani di investimento in ricerche alternative, anche combinandoli con la nuova struttura geopolitica del Mediterraneo». Tremonti ha dunque rilanciato l’idea di calcolare i costi futuri che deriveranno dallo smantellamento delle vecchie centrali nucleari e la loro messa in sicurezza, per avere un’idea più chiara dell’impatto sulle casse dello Stato.
Intanto, la ricerca sull’energia nucleare «deve andare avanti» ugualmente, anche se l’Italia ha deciso di sospendere il suo ingresso nella produzione di energia, ha sottolineato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. «La ricerca è indipendente dalla scelta del nostro Paese di entrare o meno nel nucleare. Del resto siamo un paese circondato da centrali nucleari.
L’opposizione, non contenta per la buona notizia per il paese,  ha parlato apertamente di «marcia indietro» del governo fatta appositamente per dire addio al referendum. Bizzarra la posizione del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha rivendicato come una vittoria dell’opposizione la decisione del governo di rinunciare alla costruzione delle centrali nucleari. «Il governo con ogni evidenza scappa dalle sue stesse decisioni», ha detto il leader dei democratici. L’interpretazione dei Verdi, però, va ancora oltre: il governo non avrebbe cambiato idea sul nucleare. «Lo stop non è per convinzione, ma per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di venire travolto dal referendum del 12 e 13 giugno che avrebbero portato anche alla completa abrogazione della legge sul legittimo impedimento», ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli.
I timori degli antinuclearisti, dicono, nascono dal testo dello stesso emendamento governativo. L’emendamento, dopo aver definito nel dettaglio i vari punti da abrogare del testo del governo sulla moratoria nucleare per un anno, riafferma che «entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge il Consiglio dei ministri adotta la strategia energetica nazionale nella definizione della quale il Consiglio dei ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione Europea e a livello internazionale in materia di scenari energetici e ambientali». Si sposta sempre di un anno la valutazione alla luce anche degli stress test che fra breve saranno effettuati in Europa della praticabilità del ricorso a varie fonti energetiche. «La procedura viene semplicemente sospesa sine die, in attesa forse di tempi migliori e sicuramente dopo avere aggirato l’ostacolo del referendum», puntualizzano i senatori del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante. E si aggiunge il leader dell’Idv  Di Pietro a parlare di «ennesima truffa del governo agli italiani».
La realtà è un’altra, la decisione di bloccare il programma nucleare  è stata saggia e l’opposizione «invece di abbaiare alla luna dovrebbe ammetterlo e felicitarsene. Ma avere la peggiore sinistra del mondo occidentale comporta anche questo»,  ha dicharato il deputato del Pdl, Fabio Rampelli, tra i più convinti nel lanciare appelli al premier per il ritiro del programma nucleare. A suo giudizio il governo «ha dimostrato ancora una volta di non essere eterodiretto dalle lobby e di sapersi assumere responsabilità nell’interesse di tutti». E poi, sarcastico: «Chissà come si sarebbe comportato Luca Cordero di Montezemolo, dopo le prese di posizione a favore della realizzazione delle centrali nucleari, anche dopo il disastro di Fukushima, del presidente di Confindustria Marcegaglia…». L’incidente di Fukushima «ha confermato che quanto è contenuto in una centrale nucleare tradizionale produce morte e i tentativi di protezione dei reattori tesi a impedire i disastri sono costosissimi e mai del tutto sicuri».  Ora è tempo di progetti, ha rilanciato Rampelli. «È necessario capire che l’Italia deve diventare il paese leader sulle energie rinnovabili e sulla ricerca del nucleare pulito. Dobbiamo destinare il 100% dei fondi Cip 6 a queste fonti e chiedere ai paesi nuclearizzati di procedere immediatamente alla dismissione delle centrali insicure caricandosi i costi dello smaltimento delle scorie. «Si sono finalmente create – ha concluso – le condizioni per far assumere all’Italia un ruolo di avanguardia sulle nuove tecnologie, abbandonando la tentazione di rincorrere quelle vecchie, ormai sconfitte dalla storia».