Il Colle dà la copertura al governo

C’è la copertura del Colle e, fatta salva l’Idv, c’è anche un sostanziale appoggio dell’opposizione. C’è pure, però, che dei bombardamenti in Libia la Lega non ne vuol sapere, che i Responsabili mugugnano e che anche «nel Pdl ci sono delle riserve», come ha detto chiaramente il sottosegretario Alfredo Mantovano. Per il governo, dunque, la nuova linea sull’intervento per abbattere Gheddafi da problema di politica estera è diventata un problema interno. Di tenuta interna. Non a caso, per tutta la giornata, le forze di minoranza hanno chiesto un voto o una relazione parlamentare, di fronte ai quali hanno comunque detto che si sarebbero comportati «responsabilmente». L’obiettivo non era mettere in discussione l’ultimo corso della missione, ma stanare l’esecutivo dal punto di vista politico. Ugualmente non a caso, maggioranza e governo hanno continuato a ribadire che il voto non serve perché la missione prosegue nel solco della risoluzione Onu, che il Parlamento ha già votato e che non ha bisogno di essere confermata. Linea a cui, in giornata, ha dato il benestare anche Pierluigi Bersani: «Credo che la risoluzione già votata sia capiente di una iniziativa italiana, ma è indispensabile che il governo venga in Parlamento». Poi, più tardi, di fronte alle spaccature della maggioranza il Pd ci ha ripensato e ha iniziato a valutare la possibilità di un documento su cui chiedere il voto.
Il governo si presenterà alle Camere oggi, come annunciato da Silvio Berlusconi: «La Russa e Frattini sono a disposizione per dare tutte le informazioni che saranno richieste». L’appuntamento è per le 14 a Montecitorio, dove i due ministri riferiranno alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. E l’incontro, che sarà anche trasmesso sulla tv web della Camera, si annuncia come estremamente delicato, sia per l’ordine del giorno sia per la situazione politica in cui si svolge.
Ieri Berlusconi, impegnato in un vertice con Nicolas Sarkozy a Roma, ha ripetuto a più riprese che con Umberto Bossi era «tutto a posto», che si erano sentiti e che avrebbero continuato a sentirsi in giornata. Il Senatùr però lo ha smentito: «Non sono d’accordo sui bombardamenti, dopo le dichiarazioni di Berlusconi, Gheddafi ci riempirà di clandestini». «Le guerre non si fanno e comunque non si annunciano così», ha proseguito il ministro per le Riforme, aggiungendo che «gli americani se vogliano bombardare facciano loro. E dobbiamo pensare, oltretutto, che se andiamo a bombardare poi ci toccherebbe pure ricostruire…». La presa di posizione non ha stupito, visto che il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli aveva già ribadito la linea assunta l’altro ieri, spiegando che era quella che lui e Bossi porteranno in Consiglio dei ministri: «La Lega Nord è contraria alla guerra, e soprattutto a quelle che coinvolgono dei poveretti, che poi inevitabilmente si riverseranno nel nostro Paese». «Avevamo chiesto di aiutarli a casa loro, ma – ha proseguito – gli aiuti a una popolazione oppressa non si danno con bombe o missili, a torto definiti intelligenti, che non distinguono tra buoni e cattivi». E ancora: «La Lega Nord non condivide la nuova evoluzione della nostra partecipazione alla missione libica, che porterà a nuovi rilevanti oneri e a un aumento delle tasse o delle accise sulla benzina, rincari che andranno a colpire i tanti cittadini che non condividono questa guerra. La gente ha altri problemi: i Paesi che vogliono le guerre se le facciano da soli». In serata ci si è messo anche il responsabile Domenico Scilipoti, per il quale «la decisione di intervenire con armi in Libia è il fallimento della politica».  «Cosa farei se si dovesse chiedere un nuovo voto al Parlamento? Cercherei – ha spiegato – di capire in che termini viene esattamente richiesto e poi deciderei. Ma io sono per la pace».
A Calderoli ha risposto La Russa, dicendo che «noi siamo lì per proteggere i poveretti». «Lo sa bene il ministro», ha aggiunto il titolare della Difesa, per quale però il collega parla «sulla scorta di informazioni ancora incomplete». «È di tutta evidenza – ha aggiunto La Russa – che il nostro è un intervento in assoluta prosecuzione di impegni che abbiamo già preso. Non c’è un cambiamento del nostro impegno: noi eravamo partecipi già in prima linea nelle missioni Nato». La Russa, inoltre, ha ricordato che anche al momento di decidere il via libera alla missione «la Lega disse “voglio capire”, poi però si schierò concorde con la maggioranza». «Già ieri – ha proseguito il ministro – Calderoli ha detto che non è in discussione la maggioranza che sostiene il governo». La certezza attraversa tutto il Pdl, Berlusconi in testa, e La Russa l’ha confermata anche dopo le parole di Bossi, ma l’atteggiamento del Carroccio per il governo resta la peggiore criticità di questa vicenda in cui è stata trovata anche una sintonia con il Quirinale.
Ieri Giorgio Napolitano ha chiarito che «l’ulteriore impegno in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall’Italia a metà marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento». Il presidente della Repubblica era a un incontro con gli esponenti delle associazioni combattentistiche, partigiane e d’arma, che gli ha offerto l’occasione per paragonare la ribellione libica alla lotta di liberazione italiana, tanto più che si è svolto all’indomani del 25 aprile: «Sentiamo di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria». «Non potevamo restare indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia: di qui l’adesione dell’Italia al giudizio e alle indicazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e quindi al piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato», ha proseguito Napolitano, ricordando però la necessità di incrementare la cooperazione, perché «ci sono problemi di fondo ai quali lo strumento militare non può dare l’insieme delle risposte necessarie».
La parole del capo dello Stato sono state apprezzate da tutte le forze parlamentari, tranne che dall’Idv (e si presume dalla Lega, che non ha commentato). «Bombardare una nazione – è stato il commento di Antonio Di Pietro – non ci pare possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto. Né può valere l’ipocrita giustificazione che tutto ciò sarebbe già stato autorizzato dalle Nazioni Unite e dal parlamento italiano». La dichiarazione è valsa al leader dell’Idv una dura replica della presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro: «Suonano stonate e inaccettabili le parole di Antonio Di Pietro di oggi, come sono incomprensibili le posizioni espresse da ministri della Lega di ieri». Il Pd, infatti, così come Udc e Fli, ha chiarito in modo piuttosto esplicito di essere d’accordo nel merito del nuovo impegno in Libia, ma di volere un confronto in parlamento per testare la tenuta della maggioranza in un campo qualificante come quello della politica estera. «Noi – ha spiegato il coordinatore nazionale di Fli, Roberto Menia – voteremo con serietà e il parlamento approverà la missione ma se ci fosse, come annunciato, il voto contrario della Lega saremmo di fronte ad una diversa maggioranza che regge la politica estera. Ognuno si assuma quindi la propria responsabilità e ne accetti le conseguenze come democrazia».