D’Angelo: "La censura? Era peggio in passato"

«Spadolini protestò con una lettera al Corriere della Sera, De Michelis telefonò in Finivest per farmi togliere l’imitazione. Per non parlare della rabbia di Katia Ricciarelli. Ma chi fa satira non deve guardare in faccia a nessuno». Il tono di voce di Gianfranco D’Angelo è il solito, bonario e graffiante. Lo stesso che lo ha consacrato tra i mostri sacri della comicità italiana. Si racconta da Salerno dove è in scena, (ore 21,30 al teatro delle Arti) con lo show Quarant’anni di risate, un lavoro autobiografico, in un alternarsi di risate e di emozioni. Quarant’anni per difetto dato che D’Angelo (una carriera impressionante tra cabaret, cinema, tv e teatro) nel frattempo è arrivato a quota 43.

Più difficile fare satira oggi o quarant’anni fa?

Oggi è facilissimo. C’è tanto di quel materiale da rimanere confusi, dalle risse in Parlamento ai tornado che vanno in Libia ma senza bombardare. Dall’Europa disunita agli sgarbi di Sarkozy. Dalla sintassi di Di Pietro allo stato confusionale del Pd e di Bersani.

Ha dimenticato Silvio Berlusconi.
Lui merita uno spettacolo a parte. Per noi comici è una manna…

Per continuare a leggere l'articolo Abbonati o Accedi