Crescita, Confindustria delusa. Ma Sacconi promette la “scossa”

Gli industriali sono «delusi»: non apprezzano soprattutto le politiche del governo per lo sviluppo. All’esecutivo danno atto, invece, di aver bene operato sul fronte dei conti pubblici e del rigore. Non abbiamo fatto la fine di Grecia, Irlanda e Portogallo, stiamo meglio della Spagna e reggiamo senza complessi di inferiorità il confronto con gli altri partner europei. Il Paese però non cresce. Non c’è stata la scossa all’economia che sarebbe stata necessaria e – dicono la Marcegaglia e i suoi colleghi – l’obiettivo non viene centrato neppure con il Def (Documento di economia e finanza) e con il Pnr (Piano nazionale delle riforme). Per l’Economia produttiva italiana non è una novità. Negli ultimi dieci anni siamo cresciuti sempre meno degli altri Paesi concorrenti. L’Italia sembra essere abituata ad arrancare, le imprese mancano di competitività e le riforme strutturali tanto attese e più volte annunciate sono ancora scritte nel libro dei sogni. Il tutto per dire che il quadro che oggi si para di fronte a tutti noi non costituisce una sorpresa per nessuno. È sicuramente vero, invece, che se il Pil non aumenta tenere a posto i conti diventa più difficile e sicuramente più doloroso. Per questo il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, nel corso dell’audizione al Senato sulle misure varate dal governo, chiede «uno scatto d’orgoglio per affrontare le urgenze del Paese».
Ma non è l’orgoglio che è mancato e che manca. Ai problemi vecchi che tutti conosciamo se ne sono aggiunti di nuovi innescati dalla crisi economica più grave del dopoguerra. In questo contesto, e con le poche risorse che è stato possibile reperire, si è fatta la scelta di mettere in sicurezza quello che c’era rimandando azioni forti, pur necessarie, per accrescere la torta a disposizione di tutti. Oggi sono state messe in cantiere azioni che la stessa Confindustria ha definito «estremamente ambiziose» e che Giampaolo Galli ha detto di sperare che «vengano rese rapidamente operative». Si tratterà di capire se questo sarà possibile, a fronte di manovre di 39 miliardi di euro per il biennio 2013 – 2014, uno sforzo «di gran lunga superiore a quello degli anni ‘90 per rispettare i parametri di Maastricht e partecipare fin dall’inizio alla moneta unica europea. Agli industriali si chiede si svolgere un’azione di pungolo in questa direzione, per completare il percorso.Mugugnare è più facile, ma sicuramente improduttivo e potenzialmente pericoloso, perché potrebbe smorzare sul nascere un’azione dell’esecutivo che invece ha bisogno di essere resa più vigorosa per poter conseguire gli obiettivi che si rendono necessari.
Maurizio Sacconi incassa la «diffidenza» di Viale dell’Astronomia e promette «atti concreti» in grado di trasformarla «nei prossimi giorni in un giudizio positivo». Aspettiamo di vedere se le attese dl ministro del Lavoro si concretizzeranno e come questo avverrà. Intanto,per ora, sarebbe opportuno che Emma Marcegaglia e i suoi collaboratori dessero credito al governo per quello che Berlusconi, Tremonti e l’intera compagine ministeriale intendono fare. Gli apprezzamenti sulla politica del rigore dicono che, tutto sommato, qualche credito Palazzo Chigi e Via Venti Settembre lo hanno acquisito. Sacconi giura che i traguardi conseguiti non saranno messi in discussione e annuncia l’impegno in tempi brevi per conseguire il resto degli obiettivi. Quanto bisognerà aspettrare? Solo pochi giorni, annuncia il ministro del Lavoro. E si dice sicuro che il giudizio, a quel punto, sarà «serenamente positivo». Del resto, gli stessi industriali danno atto al governo di aver adottato un quadro di previsioni macroeconomiche «realistico». E se lo è, è evidente che anche le politiche messe in piedi per approdare a questo obiettivo non possono essere scritte sull’acqua.