Ciardi: «L’emergenza rom? Non si risolve col lassismo»

L’occupazione dei rom della basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma  è ufficialmente finita domenica sera. I cento nomadi che in questi giorni hanno stazionato (in modo del tutto pacifico) all’interno della basilica sono stati trasferiti – con un colpo di scena che è giunto dopo le parole del Papa sulla vicenda – in una struttura di accoglienza della Caritas. Nessun “distacco” degli uomini dalle donne e dai bambini è avvenuto ma tutti insieme sono stati trasferiti all’interno della sede messa a disposizione dove hanno già trascorso già due notti. E, per stemperare la tensione di questi giorni, è arrivato ieri anche il regalo “personale” di Benedetto XVI che ha fatto recapitare un grande uovo di Pasqua ai bambini.
Questa soluzione ha chiuso (almeno temporaneamente) una vicenda che ha fatto discutere molto durante questa Pasqua. Perché tra ingressi “filtrati” (i gendarmi del Vaticano hanno bloccato l’ingresso ai rom durante la veglia di sabato tanto che chi per caso era uscito non è potuto più rientrare), rientri assistiti (ai quali hanno aderito una decina di nuclei familiari a cui sono stati offerti mille euro per tornare in Romania), e negoziati infiniti, la protesta dei rom provenienti dall’insediamento abusivo smantellato di Casal Bruciato che hanno trascorso tre giorni accanto ai fedeli che affollavano la basilica per la Settimana Santa ha determinato una situazione che ha creato disagi, preoccupazione da parte delle associazioni e pronunciamenti da parte dello stesso Vaticano.
Non è un caso allora se al centro rimangono ancora le polemiche sulla gestione del problema dei campi profughi a Roma. Da una parte il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ieri ha ringraziato ancora la Caritas per il suo intervento «decisivo per risolvere l’emergenza dell’occupazione della basilica». Perché quello che è stato portato avanti è un intervento di carattere umanitario che secondo il sindaco «non modifica in nulla l’atteggiamento dell’amministrazione capitolina rispetto all’emergenza nomadi». Secondo Alemanno, insomma, sul punto dello smantellamento non si torna indietro: «Pur con la massima disponibilità al dialogo, la nostra amministrazione andrà avanti nel programma di sgombero dei campi nomadi abusivi presenti sul territorio cittadino».
Ed è qui che si registra, al di là di ciò che è avvenuto nella basilica di San Paolo, il fronte polemico. Perché dall’altra vi è il Pd che ha attaccato il sindaco («la Caritas supplisce alle mancanze di Alemanno») e la comunità di Sant’Egidio che ieri ha lanciato un appello: «Evitiamo altri errori, altre sofferenze, altre situazioni di tensione non necessarie per la città. Invitiamo a sospendere definitivamente gli sgomberi dei campi rom senza alternative, che dividono i nuclei familiari e interrompono la frequenza scolastica». La Comunità ha invitato a cominciare da subito, «annullando lo sgombero previsto per domani mattina (oggi, ndr) a via di Cave, a Pietralata» sempre a Roma. A quanto denunciato sarebbero ottocento i cittadini romani che hanno chiesto di fermare lo sgombero. «La loro richiesta – hanno spiegato – a differenza di altre, non è per distruggere, ma per valorizzare quanto di buono sta succedendo nel quartiere». Lo sgombero, invece, «interromperebbe l’efficace, fruttuoso percorso di integrazione nel quartiere». “Tamponato” un capitolo ce ne troviamo dinanzi subito un altro? Pronta a questo punto la risposta del sindaco Alemanno. «Gli esponenti della Comunità di S. Egidio possono stare sereni cercando, magari, di moderare i termini delle loro invettive. Non solo nella giornata di domani non era mai stato previsto uno sgombero al campo di via Cave di Pietralata, ma in tutta la settimana prossima era già stato preventivato, da tempo, di non procedere a sgomberi di campi nomadi abusivi». E la conferma arriva anche da Giorgio Ciardi, delegato del sindaco di Roma alla Sicurezza che in questi giorni ha seguito personalmente tutta la vicenda rom. «Come ha spiegato il sindaco non ci sarà nessuno sgombero oggi in città, anche se, allo stesso tempo, continuerà il piano sicurezza della giunta».

Dopo l’occupazione di San Paolo è terminata è tutto risolto o continua l’emergenza?

L’emergenza su Roma persiste, per questo occorre continuare a liberare la città dagli insediamenti abusivi che pongono grandi problematiche sia dal punto di vista della sicurezza urbana che da quello igienico-sanitario. Nei quartieri dove insistono questi fenomeni è dimostrato come il tasso dei reati è più alto. E oltre al pericolo per i residenti, vi è quello per i nomadi stessi: ricordiamo o no la tragedia di Tor fiscale? Purtroppo in queste baracche costruite con materiali infiammabili si muore con troppa facilità. Il nostro obiettivo è salvaguardare i minori da questo stile di vita e ricordo che la prima proposta che abbiamo fatto è quella dell’accoglienza.

Da parte dei rom c’è stato chi ha chiesto una casa come soluzione.

Il problema alloggiativo posto in questi termini non può essere richiesto all’amministrazione comunale che già vive la complicata situazione dell’emergenza abitativa per tanti cittadini romani. E coloro che in questo modo danno una forma di speranza a queste persone commettono un comportamento che va a danno proprio di quest’ultimi.

Eppure le accuse di occupanti e associazioni sono state numerose.

Vero. Polemiche che hanno – anche grazie alla sede – spettacolarizzato oltremodo la vicenda. In ogni caso lasciano il tempo che trovano, perché quando parliamo con i romani ci dicono di andare avanti. Roma da sempre accoglie tanti cittadini stranieri, ma qua ci troviamo di fronte ad alcuni segmenti che hanno dimostrato di rifiutare l’integrazione: perché di fronte a ripetuti comportamenti antisociali dei rom – come il fatto che la scolarizzazione sia minima rispetto al numero dei bambini o quella del rifiuto di effettuare la raccolta della spazzatura che si preferisce buttare a un metro da casa invece che nei cassonetti – non si può continuare a chiudere gli occhi.

La questione della divisione dei gruppi familiari ha fatto discutere.

Accusa strumentale. I servizi sociali del comune in primo luogo prediligono l’assistenza dei soggetti fragili, i bambini e le donne. Gli uomini potevano stare con loro per tutto il resto del tempo.

La comunità di Sant’Egidio chiede che gli sgomberi vengano sospesi se non c’è un’alternativa. Che cosa risponde?

Che non è possiobile sospendere nulla proprio nell’interesse degli stessi rom e di chi deve convivere con loro. Ricordo infine che Roma è la città con la più alta di presenza di nomadi. Ragion per cui va avanti il piano nomadi del comune, perché sospendere e basta significherebbe abbandonarsi al lassismo.