C’è qualcosa da invidiare agli inglesi…

Visti da lontano, i festeggiamenti per il matrimonio di oggi tra il principe William e Kate fanno sorridere e risultano per certi versi incomprensibili. A milleottocento chilometri di distanza (Roma-Londra) è impossibile mettere a fuoco al di là del folklore. Visti da vicino che senso hanno quei festeggiamenti? Siano essi chef o manager della City, stilisti o organizzatori di eventi, gli italiani di Londra interpellati forniscono una versione che va al di là dei banchetti, dei nastrini colorati, degli accampamenti in attesa del “royal wedding”.
«Lo capisco che per i nostri connazionali può suonare ingenua tutta questa mobilitazione, ma io leggo in questo attaccamento alla loro monarchia proprio la loro forza». Angelo Galasso, designer partito da Francavilla Fontana in provincia di Brindisi, è un signore che ha conquistato la definizione di «imperatore della moda da uomo» nel numero di maggio dell’edizione britannica di Gq e dal Financial Times la non meno altisonante etichetta di «più estroso fabbricatore di immagine dell’ultima generazione». Galasso parte da lontano: «Gli inglesi sono un’altra cosa, non confondiamoli con altri. Soprattutto non facciamo l’errore di paragonarli agli americani. Qui la regola fondamentale è il rispetto. Rispetto delle regole, degli spazi altrui e delle istituzioni». Lo stilista brindisino non nasconde l’invidia che prova ciascun italiano che viene a vivere e a lavorare nel Regno Unito. «Hanno una istituzione che funziona e la loro festa è un modo per ringraziare questa istituzione». Ecco perché non c’è nessuna ingenuità. «La chiamerei genuinità. Una forza economica mondiale come il Regno Unito è tenuta sostanzialmente in piedi da Londra. Gli inglesi vanno fieri di chi li governa, di chi ha cura del cittadino». Galasso cita una serie di esempi che i nostri connazionali hanno avuto modo di verificare in prima persona e che diventano spesso aneddoti da raccontare agli amici al ritorno da un week end londinese. «Quando sono arrivato dall’Italia, nel 1999, mi sorprendevo di non vederli parcheggiare mai in doppia fila. Ho subito scoperto che non lo puoi fare perché dopo un minuto ti fanno la multa. Scopri con meraviglia che per aprire un’attività commerciale bastano poche procedure, mentre io tuttora per aprire un’attività a via Montenapoleone ho bisogno di una serie di consulenze legali impressionanti». Sì, ma che c’entra tutto questo con la festa per il matrimonio? «Gli inglesi sono grati alla loro regina. Grati e orgogliosi della loro monarchia». Festeggerà anche Galasso? «Resto italiano. Lascio volentieri la festa agli inglesi e ne approfitto per andare a cavallo nel Surrey».
Nella City la comunità italiana è particolarmente numerosa, Antonio Del Giudice lavora alla Royal Bank of Scotland, qualifica di “vice president” «ma non è paragonabile al termine di vicepresidente italiano». Anche Del Giudice ne ha approfittato per prendersi qualche giorno di vacanza. Abituato a lavorare con i numeri, il manager legge l’aspetto più pratico: «C’è di buono che tra i ponti di Pasqua, del royal wedding e del primo maggio, con tre giorni di ferie molti londinesi stanno in ferie per dieci giorni». Praticità e distacco tutto italiano di chi, come Del Giudice, è nel Regno Unito «solo da quattro anni. Ma mi è stato sufficiente per capire che c’è un approccio diverso rispetto a noi nei confronti delle loro istituzioni». La forza? «Come tutti i Paesi monarchici sono legati alla loro famiglia, ma il loro folklore è sempre divertito. Non sono dei fanatici, sono i primi a essere consapevoli che è un teatrino». Parallelo con l’Italia? «Loro hanno rispetto per la classe politica, non c’è diffidenza, non sono disillusi come noi». E le contrapposizioni politiche? «Per un giorno sono accantonate. Ha presente il motto “Giusto o sbagliato è il mio Paese?”. In questo caso: Giusto o sbagliato è la mia monarchia».
Gennaro Contaldo è un volto noto della Bbc, lo chef italiano originario di Amalfi potrebbe essere, fatte le debite proporzioni, una sorta di Antonella Clerici con le sue ospitate in una sorta di Prova del cuoco mandata in onda dalla tv di Stato britannica. «Non c’è nulla di italiano nel menu di William e Kate? È normale, non mi sorprendo, questa è la giornata dell’orgoglio british. Una celebrazione che rievoca i fasti dell’Impero, ma lo fanno in maniera giocosa, senza prosopopea». Contaldo, che ha cucinato per il principe Carlo e Diana e conosce personalmente mezza famiglia reale «tranne la regina Elisabetta» è una miniera di aneddoti sui piatti preferiti dei vari protagonisti delle cronache di Buckingham Palace: «Una volta la principessa Margaret mi fece usare la carrozzina della regina Vittoria, una specie di cimelio reale, a mo’ di carrello delle pietanze per trasportare del risotto ai funghi. Lei aveva paura si rompesse la carrozzina, io che cascasse il risotto». Che cosa imparare dagli inglesi? «La capacità di rimanere uniti non solo nei momenti belli. Anche come sono usciti dalla crisi recente è un insegnamento per tutti noi». Contaldo, che pure conosce bene sia Carlo che William, non sarà tra gli ospiti, ma se la cava con una risposta diplomatica. «Se mi hanno invitato al matrimonio? Certo. Tutti sono invitati, la regina ha invitato a festeggiare tutti quelli che sono sul suolo britannico. Io stapperò una bottiglia di italianissimo prosecco e porterò alla festa che organizzano sotto casa mia un paio di pizze Margherita per festeggiare con i miei vicini».
A proposito di party e di feste, Antonietta Fishta a Londra opera con una società di comunicazione. Ha approfittato della situazione per organizzarne uno anche lei, «in un locale dalle party di Oxford Street. Tutto esaurito, sarà un appuntamento riservato a 300 single. Si inizia alle 15 e si finisce a notte inoltrata». C’è infatti l’aspetto curioso di una festa è all’interno della tradizione ma che non ha perso il contatto con le giovani generazioni. «È come se fosse una gigantesca “Notte bianca”. Il governo ha chiuso le scuole, ha consentito di organizzare party e feste dietro una semplice richiesta. Hai presente il palio di Siena? In centinaia di strade si mangia e si beve. Che cosa può chiedere di più un ragazzo?». Fishta, che lavora nel campo della comunicazione, quale voto darebbe agli organizzatori del “wedding”? «Il massimo dei voti sarebbe poco».  
Un messaggio chiaro per tutti: anche il folklore può essere letto come un valore. Anche quello che sembra un atteggiamento ingenuo segna in realtà il rispetto per la tradizione che rappresenta un’identità forte, un preciso senso di nazione. E che visto a distanza di milleottocento chilometri fa un po’ invidia.