Antipolitica, la sfida-choc dei cantanti

“Se si vive una volta sola vivo col cuore in gola, posso cambiare questa storia qua e non posso aspettare ora, tu devi fartela non è la vita che ti fa…”. Un pezzo dei Club Dogo fa da sottofondo a una strana operazione che potremmo definire culturale, e anche un po’ rivoluzionaria: il tentativo di motivare i giovani al voto, dandogli, anche grazie alla musica, la prospettiva che la politica – quella roba lontana, rumorosa, fatta di adulti che litigano e spesso si scambiano insulti – possa servire persino a cambiare il mondo, se si utilizzano nel modo giusto quelle scatole oscure e polverose chiamate urne elettorali.
C’è tutto questo dentro la campagna “Io v(u)oto, adesso tocca a noi” del popolare network musicale Mtv Italia, che contro il grande incubo dei politici adulti, l’astensionismo, ha lanciato un’iniziativa che spopola tra i giovani fruitori dei video in televisione. Parlano loro, i cantanti, senza schierarsi, se non per l’impegno civico, da Max Pezzali a Noemi: poche parole per dire che restare a casa o andare al mare, quando c’è da votare, è un errore, un autogol da non fare fin dalle prossime amministrative e ai referendum di giugno.
La notizia è che l’impegno politico, super partes, esiste, nientemeno che in televisione: roba da non credere. Svegliarsi la mattina in astinenza da musica e accendere la tv, incollarsi alle immagini di Adele e Fabri Fibra e scoprire che sul network musicale più famoso del mondo, tra un rap e un pop, si parla di urne, di libertà, di democrazia, può anche determinare un improvviso rovesciamento della tazzina di caffè, perché la scoperta è sorprendente: c’è una parte dell’Italia, giovanissima, sveglia, curiosa, che di prima mattina accetta una violazione del proprio apparente status di agnosticismo politico raccogliendo con entusiasmo gli appelli al voto di una emittente “leggera”, disimpegnata.
Attenzione, però: gli appelli non sono per chi, ma perché. Perché andare al voto, perché impegnarsi per il proprio futuro, perché credere (senza considerarla una bestemmia) che perfino i politici possano interpretare, nelle sedi istituzionali, il mondo visionario e idealista delle nuove generazioni. Lo dice Max Pezzali, in una delle clip che passano a tutte le ore, quando spiega: «Fino a poco tempo fa non votavo, perché credevo che nessuno mi rappresentasse davvero. Poi ho capito che non si può avere la perfezione, dai candidati, e che è possibile scegliere persone che in qualche modo, anche se non in modo perfetto, possono rappresentare il mondo che vogliamo”. E Noemi, l’idolo delle teen ager che si ribellano alla cellulite precoce? Lei spiega che andrà a votare, «perché non rinuncio a dire la mia, perché credo che sia importante toccare per mano cos’è la democrazia: un grande privilegio ma anche un grande onere». Ed ancora, Nitto dei Linea 77, che su un Mtv fa sapere: «Io non rinuncio a dire la mia», come fa anche Boosta, leader dei Subsonica, Pier dei Velvet e Pedro e Dani dei Finley.
«Non continuate a lamentarvi dicendo che le cose non vanno, cambiate ciò che non va mettendovi in gioco in prima persona con il voto, perché puoi essere solo tu, che senza aver paura di metterti in gioco, con tenacia e pazienza potrai cambiare una società che non ascolta la tua generazione e che spesso non la considera», spiega il sito dell’emittente, che invita tutti i ragazzi anche a scendere in campo in prima persona, ma lo fa sempre senza alcun riferimento a una parte politica. Un invito all’impegno civico, dal basso, fin dalla scuola: «Preparati fin da ora per essere degno di esser votato dai tuoi coetanei e dimostra di essere all’altezza delle loro e delle tue aspettative. Inizia a scuola, dal consiglio di classe e non è detto che in un futuro non remoto in Parlamento potresti arrivare proprio tu e finalmente produrre quel cambio di prospettiva generazionale che non permette che i temi che riguardano i giovani…».
Poi ci sono i tantissimi ragazzi che sul sito del network hanno aderito all’appello anti-astensionismo, dai quali emerge uno spaccato di sogni, ambizioni e ideali a cui i politici italiani, prima di spedire a casa “santini” o fare comizi in piazza, dovrebbero guardare con maggiore attenzione: «Io voto perché sono stufo che in questo paese si parli di tutto fuorché di politica», scrive Gabriele, che si riferisce alla politica con la P maiuscola, quella che spesso a Porta a Porta e Ballarò, la sera, o a Omnibus e Agorà, la mattina (in concorrenza con i video di Mtv…) non compare manco di striscio. «Io voto perché non voglio che altri decidano per me», dice Francesca. «Dobbiamo essere noi i responsabili attivi del nostro futuro. Dobbiamo», sottolinea Marco. «Ho aspettato di votare per 18 anni. E ora voto», taglia corto Christian, il neofita. Poi c’è la generazione degli impegnati, che lotta anche per una tv migliore: «Io voto. Smettetela di votare solo per stupidi reality montati, votate per qualcosa che vi appartiene davvero! », dice Romy.
La campagna di Mtv, però, è anche da considerare di servizio, visto che fornisce informazioni utili a chi, spesso e volentieri, soprattutto tra i giovani, non sa nemmeno bene perché, quando e come si vota. «Sul nostro sito troverai in ogni momento tutte le informazioni di cui hai bisogno. E poi “Io Voto” porterà nella tua scuola le esperienze di partecipazione diretta di altri ragazzi come te e dalle loro scelte, i loro successi e i loro errori potrai capire molto. Non è questo il momento di avere paura».
Un’idea, peraltro, che sarà piaciuta anche al Quirinale, visto che sul sito del network musicale fa bella mostra di sé un video del presidente della Repubblica in cui Napolitano chiede alle nuove generazioni di farsi parte attiva della politica per “animarla e rinnovarla”.
Ma chi c’è dietro questa interessante operazione di anti- antipolitica? Un signore che a 28 anni faceva il vicedirettore di Canale 5, Antonio Campo dall’Orto, attuale presidente di Mtv Italia e responsabile per l’Europa del sud del network, già ai vertici de La Sette e di Telecom. Lui, unico italiano presente (oltre all’ambasciatore) alla cerimonia di insediamento di Obama, nel 2008, sa di politica e si definisce un liberale, ma non esitò a cacciare Daniele Luttazzi da La Sette dopo una serie di volgarità su Giuliano Ferrara e sul Papa. Non ha padrini politici, almeno così sembra leggendo il suo cursus, e forse questo gli consente, in un panorama di lottizzati e aspiranti tali, di proporre la politica ai giovani in modo bipartisan e credibile. Almeno fino a quando non lo vedranno montare sul carrozzone, i ragazzi sembrano disposti ad ascoltarlo.